La Wertmüller ci lascia Settebellezze

Pubblicità

Di

Lina Wertmüller se ne è andata, travolta dal solito destino nella bianca neve di dicembre: la magnetizzante regista di film indimenticabili, prima donna a conquistare una candidatura all’Oscar nel 1977 con il suo “Pasqualino Settebellezze” (interpretato da quel tumultuoso istrione di un Giancarlo Giannini), già anni fa aveva comunicato al mondo il suo stato d’animo davanti all’ultimo passo “Sappiate che se mi piglia un colpo, me ne vado come un commensale sazio”.

Quando nel 2019 ottenne l’Academy Award onorario, l’instancabile tessitrice di trame dove spesso trionfa l’afrore del cinismo e del conformismo maschilista a tutto campo, ricevendo la prestigiosa statuetta osservò  ispirata dalla sua consueta ironia : 

“Bisogna cambiarle sesso, chiamiamola con un nome di donna, Anna per esempio”

Potente pioniera in quanto donna nel labirintico campo della regia, Lina diede corso a una consistente lista di film dai titoli lunghi e provocatoriamente stressanti, forse per schiacciare l’occhio – ma senza esagerare e camuffandosi un poco- alle sue svizzere origini aristocratiche che le avevano di diritto conferito una estenuante sequenza anagrafica: Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol  von Braueich.

Il personale serpentone di prenomi, cognomi e “doppi von” non poteva che originare spunti di divertita parodia, comunque sempre sfidanti gli spazi delle locandine messe a dura prova:  Film d’amore e d’anarchia- Ovvero “Stamattina  alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…” ; Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto;  La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia;  Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici…e così via, fino allo sfiancamento dello spettatore che ritrovava poi gioia, vigore ed entusiasmo dentro accadimenti pedagogici, psicologici e sociologici nel filone di narrazione croccante e impronosticabile.

Il cinema italiano al femminile si è ritrovato più volte a correre con sorprendente anticipo sui tempi e se nel 1977 Pasqualino Settebellezze sfiorò il luccichio dell’Oscar non fu certamente per una botta di fortuita casualità.

Pasqualino Frafuso, interpretato alla grande da un Giannini socio di maggioranza delle pellicole firmate da Lina, offre la tridimensione di un guappo napoletano convenzionalmente cinico e impudente, avviluppato nelle atmosfere cangianti e inquietanti di bassifondi, di spartiti carcerari, di follie da manicomio e di incommensurabili tragedie dei lager. (guarda qui sotto)

a vicenda è un sostanziosissima commedia nera, pedinata dalle inesauste ombre della morte.

La critica accordò alla Wertmüller il singolare merito di una “regia senza tregua”, implacabile nell’ingigantire anche i gregari del canovaccio come l’anarchico Pedro con il suo marchiante tuffo negli escrementi, proprio per morire disgustato.  

E con la chiusura della storia, dentro il testo struggente di “Tira a campà” , scritto da Jannacci, dalla regista e da Beppe Viola, nasce la certezza che un’opera  così buona non può che migliorarsi nella progressione del tempo, esorcizzando l’azzardo dell’oblio.

Mentre butto giù queste righe, mi colpisce in tralice il riflesso di una lente degli occhiali della Wertmüller che sta cercando di illustrare a un improbabile San Pietro le controvirtù del maschio italiano che “Non sa stare in piedi da solo; prima la madre, che lo passa alla moglie, e quando muoiono tutti e due, finisce magari al ricovero. C’è la monaca, e son dolori, ma anche lei è una santa perché c’è sempre meno gente disposta a lavare il culo agli infermi”

Intanto San Pietro, ascoltando cotanta saggezza, pur avendo smarrito le chiavi del portone simula una certa affettata attenzione, rimuginando nel frattempo sul da farsi. 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!