Lettera a Matteo Pelli: Carlina forever

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Io sono un nostalgico e vado a simpatie. Premessa: non pretendo che se io amo le quaglie in gelatina ne facciate il vostro piatto preferito. E nemmeno che adoriate il pangolino perché lo trovo un animale terribilmente paffutello.

Io amo Carla Norghauer. E penso meriterebbe di più. Perché relegarla sempre a kermesse dialettali o a catene della solidarietà? Non che non meritino eh? Aiutare i meno fortunati o chi parla in dialetto è una cosa nobile. Ma ritengo che Carla, esempio eclettico della nostra ticinesitudine nel senso più profondo del termine, meriti di essere più presente nei palinsesti.

È raro trovare persone così genuine, entusiaste e che rappresentano la nostra terra come Carla Norghauer, che pur penalizzata dal nome confederato confederato, assurge a icona femminile di un paese senza essere retorica. Che poi non invecchia mai. Ammettiamolo. L’invidia è tanta nel vederla sempre lì, incorrotta, intonsa, con quegli occhiali sbarazzini, lo sguardo dolce e sornione, la zazzera fluente e ammiccante.

Anzi, se me lo concede e non si offende, Carla è come un buon vino, che esprime le sue qualità col tempo o meglio ancora, come un salame, tipico frutto delle nostre regioni, degno rappresentante di un’egemonia culinaria nell’ambito alimentare, coccolato e vezzeggiato, che passando il tempo in accoglienti cantine, esalta col suo aroma le nari di tanti amanti dell’insaccato.

E giuro, Carla, che paragonarti a un salame, non ha assolutamente nessun intento offensivo, anzi, è la sublimazione di un’adorazione che riservo a poche cose nella vita.

Ecco perché chiedo a Matteo Pelli, con grande umiltà e servile passione, di valutare un maggiore utilizzo di Carla Norghauer. Che so, potrebbe presentare al telegiornale o al quotidiano. Meglio ancora, le diamo in mano Patti Chiari, che è anche più carina di Mammone.

Il mio sogno è vedere Carla fustigare ribaldi e truffatori, moderna Marianna ticinese, figura ieratica che si staglia sulle barricate per difendere le sue genti dalla malvagità umana che impera ormai dovunque. No, no…aspetta, e i quiz?

Via i Di Gioia e le Tami e largo a Carla! Non per cattiveria verso questi poveri presentatori, che oggettivamente stanno a Carla come Flavia Vento a Virna Lisi, ma proprio per poter sorridere, giocare e commuoverci tra un gioco di parole e una domanda di geografia. Pensare a Carla che regala soldi, è come immaginare Gesù che ti fa una carezza. Sono quelle cose che riempiono il cuore, che gonfiano il petto di commozione e gioia. E il Natale? Perché non metterla nel presepio? Accanto a Giuseppe, Maria e i Magi. Anzi no! Perché non le facciamo fare tutti i personaggi? Maria, Giuseppe con la barba, il bambinello nella paglia…e i rè Magi? Tutti Carla.

Questa è la mia preghierina di Natale Matteo. Fammi la grazia, rendi Carla il personaggio che merita di essere, scolpisci in lettere d’oro il suo nome sul granito scabro, povero ma dignitoso delle nostre montagne. Questo ti chiedo.

Buon Natale Matteo. Ti saluto con la mia testa sotto i tuoi piedi…e se vuoi puoi anche muoverli.

PS: durante la stesura di questo articolo nessun dipendente della RSI è stato maltrattato. Nomi e luoghi sono frutto di fantasia e non hanno alcun riscontro con la realtà (così, tanto per pararsi il sedere)

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