Lugano, attaccati al joint

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Decidetelo voi dove va l’accento. Dove metterlo. E se sia più corretto leggere attaccàti o attàccati. Tanto la sostanza (la cui natura, almeno in questo caso, non è affatto stupefacente) non cambia. O cambia di poco. Dal 2017 a oggi, le teste di cuoio della città di Lugano, detta anche Lugangeles che fa più fico, hanno inflitto la bellezza di 207 multe a chi è stato beccato in possesso di una modica quantità di marijuana. Peccato che non vi fosse nessuna base legale, per quelle multe. Intanto però, Michele Foletti e compagni di Municipio, a chi chiedeva loro lumi, fanno sapere che non ci sarà nessun risarcimento. Niente rimborso. Fanno spallucce. Perché da Lugangeles a Lugashenko il passo è breve.

Per la serie (forse anche televisiva, chissà, visto che a partire dall’abbattimento dell’ex Macello gli spunti di certo non mancherebbero…) “cornuti e mazziati”. Lugano, alle cittadine e ai cittadini pizzicati con dell’erba, non restituirà neppure un ghello. Non un centesimo. Lo ha fatto sapere il Municipio rispondendo a un’interrogazione. È invece andata diversamente a Losone dove si è proceduto al rimborso. Ai cittadini multati, senza che vi fosse una base legale per farlo, è stato restituito il maltolto. Invece non farà altrettanto la bella Lugano.

Del resto come stupirsi dell’atteggiamento di Lestat Foletti, Lady White e banda che del camminare in bilico sul filo della legalità pare ne abbiano fatto un’arte. Ammettiamolo, chi di voi muovendosi in una zona grigia, non ha mai provato il desiderio di colorarla un po’ sentendosi così il Mondrian o il Pollock de noantri. La politica è l’arte del fare. Talvolta anche quella di farla franca. Se ci pensiamo, a Lugano, l’esercizio della creatività ha del pazzesco. Conosce esponenti di rilievo a tutti i livelli. Come dimenticare, per esempio, certe performance del capo della polizia lugangelina Bob Torrente. 

La cattura del famigerato Deadpool ha fatto il giro del mondo. E il commissario capo di Gotham City ancora rosica. I ben informati dicono che abbia addirittura incorniciata sul comodino una foto autografata del nostro Bob. Un uomo, un mito. Sebbene dal settembre del 2017, su decisione del Tribunale federale, non andava più punito chi veniva fermato con una quantità di canapa inferiore ai dieci grammi, a Lugano, come anche altrove, si è continuato a batter cassa. A far le cose alla vecchia maniera. E lo si è fatto fino all’altro ieri, forse perché certe abitudini sono davvero dure a morire.

Che poi Lugano non ha fatto altro che seguire lo stile Gobbi, facendo propria la regola aurea del Norman. Quella del cazzo-me-ne. Dato che, pure lui, il Norman Rockwell di Faido, rispondendo a un’interrogazione simile aveva dichiarato che il Cantone non avrebbe provveduto ad “alcuna restituzione delle contravvenzioni incassate nell’ambito della canapa” visto che “ogni persona che viene multata ha la possibilità di contestare la sanzione, ma in caso contrario, la multa cresce in giudicato, o meglio, in modo definitivo”. Insomma, un esempio sublime d’arte e d’immaginazione al potere, alla faccia di chi certi slogan li ha soltanto urlati senza saperli mai mettere in pratica. 

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