Lugano, la borghese

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Cara Lugano bella, ti sei proprio imborghesita. Oddio, non che tu sia mai stata troppo proletaria o modesta, anzi. Ma negli anni, sei peggiorata: ti vediamo più spenta, poco innovativa e sempre più intollerante verso chi consideri “il diverso”. Quanto successo ieri all’ex Macello ne è una dimostrazione. 

Sai, cara Lugano, se dovessi dare un titolo ai fatti avvenuti, fra il 29 e il 30 dicembre, scriverei: “Un (pessimo) film già visto”.

Il presidio degli autogestiti vicino a quel che rimane del Molino, l’occupazione, la salita sul tetto con tanto bandiera esposta. I fuochi d’artificio, la musica a tutto volume e le lamentele del vicinato. La corsa dei media sul posto, il politici in televisione a commentare quanto stava accadendo e le parole del sindaco: “Decideremo sul da farsi. Ma abbiamo sporto denuncia contro ignoti”. E poi il calare delle tenebre, gli scontri fra manifestanti e polizia per giungere fino al nuovo sgombero, avvenuto alle cinque del mattino. 

E poi il solito caos istituzionale, oramai divenuto abitudine per il Comune. Non si sa come è stato possibile per i molinari entrare nello stabile. Non si sa ancora oggi che tipo di strategia voglia adottare il Municipio (sgomberiamo, non sgomberiamo, lasciamo corre…no, decidiamo di non decidere e poi lo facciamo all’ultimo). E, per suggellare l’ennesimo pasticcio di intenti, non si sa nemmeno come sia possibile che, da una parte si sia dato delega al sindaco Foletti di decidere un’eventuale evacuazione, e al contempo si sia dato mandato al vicesindaco Badaracco di cercare un dialogo con gli occupanti, con cui comunicava tramite sms. 

Sì, decisamente un film già visto, e lo sai pure tu, cara Lugano.

Uno spazio libero cercasi

Sai, cara Lugano, io non penso che il tuo problema sia l’autogestione.

O meglio, è vero: attualmente nella tua cittadella spazi per giovani, aggregazioni e centri culturali cosiddetti “alternativi” latitano. Come è pur vero che tu sei gestita da una classe politica che ancora si ostina a non capire il vero concetto di “autogestione” e che vuole mettere becco. Una classe politica che vuole dettar legge in una realtà che – all’intero di uno spazio ben definito –  le regole le rigetta.

Per una parte dei tuoi cittadini (e non solo), esiste l’esigenza di un luogo dove potersi esprimere in tal senso. Non puoi sottovalutarlo, anche se il tuo fare un poco snob, vede di cattivo occhio ciò che non ti assomiglia. Preferiresti una popolazione forse più tranquilla, più composta, che al mattino si alza presto per andare a lavorare e sempre altrettanto presto fa rientro a casa. Svago sì, ma poco e “moderato”.

Ma, come detto sopra, prima di arrivare al concetto di un’autogestione, bisogna soffermarsi su altro.

Un tetto per far crollare un esecutivo

Cara Lugano bella, nonostante tu sia la nona città della Svizzera e punti a crescer sempre di più, sei comandata da chi è incapace di gestirti nei momenti di crisi. Perché è facile quando tutto fila liscio come l’olio, ma quando le cose non vanno nel verso giusto?

Bella domanda. Il Municipio (questo come pure quelli passati) hanno dimostrato più volte di non essere in grado di reagire alle difficoltà. E bastano tre ragazzi sopra un tetto per far crollare le sicurezze dell’esecutivo e delle autorità tutte, che si confondono, si perdono, balbettato, non ricordano, raccontano versioni opposte.

Perché, cara Lugano, non esiste che il sindaco chieda lo sgombero degli autogestiti mentre il vicesindaco ci parla al telefono. Non esiste che l’amministrazione decida di sostituirsi alla polizia o alla magistratura nell’evacuare o abbattere uno stabile. Non esiste che dopo un’inchiesta non si capisca – con chiarezza – chi sia stato a dar l’ordine di buttar giù l’ex Macello. E nemmeno esiste questo codardo rilancio di colpe fra Municipio, polizia comunale, cantonale e l’azienda incaricata di demolire lo stabile.

Cara Lugano bella, ti sei proprio imborghesita. Oddio, non che tu sia mai stata troppo proletaria o modesta, anzi. Ma negli anni, sei peggiorata: ti vediamo più spenta, poco innovativa e sempre più intollerante verso chi consideri “il diverso”. Giochi a voler essere la prima della classe, ma collezioni solo figuracce.

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