Pacman vive!

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Cos’è la vita? Per secoli scienziati e comuni mortali si sono posti questa domanda, che ancora non trova risposta definitiva. Abbiamo una buona idea generale di cosa sia vivo e cosa non lo sia, ma quando si tratta di tracciare una linea… beh, non è facile. 

Ragione per cui non è facile è che il progresso non ci sta aiutando a rispondere a questa domanda. Più capiamo cosa significa per qualcosa “essere vivo”, più ci rendiamo conto di quanto la definizione sia ampia. Una buona base di partenza è soddisfare due requisiti: l’oggetto dell’analisi deve riprodursi e tramandare informazioni mentre lo fa. Noi facciamo la prima cosa in modo abbastanza ovvio e la seconda lasciando parte del nostro DNA in eredità alla prole. 

Veniamo al dunque dell’articolo. I biologi sperimentali del centro di ricerca Allen, all’università americana di Tuft, hanno scosso il mondo scientifico con la loro recente dichiarazione secondo cui avrebbero creato forme di vita artificiali in grado di riprodursi autonomamente. 

Queste forme di vita minuscole sono state costruite usando le cellule staminali del batrace africano artigliato, conosciuto in latino come “Xenopus Laevis” (da cui il nome con cui sono conosciute queste nuove forme di vita, ovvero “xenobots”, che a noi italofoni fa molto “aliens”). Queste bitorzolute “polpette” di cellule staminali misurano circa un millimetro in diametro e hanno una forma che ricorda quella di pac-man. (guarda il video)

Gli xenobots sono stati presentati per la prima volta a fine 2020, quando una serie di esperimenti dimostrò che essi erano capaci di muoversi, lavorare in gruppo e guarire senza intervento umano. Ma la notizia più interessante è recente, vecchia di appena alcuni giorni: secondo i responsabili del progetto, gli xenobots avrebbero “scoperto” un modo per riprodursi del tutto nuovo ed estraneo a qualsiasi modalità riproduttiva conosciuta in natura. 

Michael Levin, professore di biologia e direttore del centro, si dice “stupefatto” dagli sviluppi e spiega la scoperta come segue: 

“Le rane hanno già un modo di riprodursi che normalmente usano, ma quando le cellule staminali vengono “liberate” dal resto dell’organismo gli viene data una chance di scoprire come sopravvivere in un nuovo ambiente. Non solo hanno scoperto come muoversi e sopravvivere, ma hanno anche trovato un modo per adempiere al loro scopo principale, ovvero riprodursi”.

Come si può vedere nei numerosi video rilasciati dai responsabili della ricerca, gli xenobots usano la loro particolare forma per “ammucchiare” tutte le cellule sparse che riescono a trovare, per poi ingoiare il mucchietto e far sì che esso si sviluppi in una nuova forma di vita del tutto funzionale, la cui forma e comportamento dipendono dalla “madre”. Questa modalità è una chiara evoluzione autonoma delle creature, che in precedenza erano state osservate – raramente e solo in condizioni molto precise – riprodursi in modo più primitivo e casuale. Un altro aspetto molto curioso è legato alla comunicazione tra le creature; esse hanno iniziato a riprodursi nella “nuova maniera” collettivamente, il che indica una qualche forma di capacità di apprendere dalle esperienze delle proprie sorelle.  

La scoperta ha inevitabilmente rilanciato i soliti dibattiti etici, riguardanti appunto la natura della vita e il diritto dell’uomo di interferire in questi processi. I ricercatori assicurano che in tal senso non vi sono pericoli: le creature sono minuscole, facilmente contenute, ed estremamente fragili (oltre che biodegradabili). Inoltre, sono anche sorvegliate da un pannello di esperti di etica. 

Levin mette anche in guardia contro un eccesso di entusiasmo. Secondo le sue parole, gli xenobots sono ancora una tecnologia molto primitiva. “Sono come un computer costruito nel 1940, esistono ma non hanno applicazioni pratiche”. Tuttavia, qualche dubbio su questa dichiarazione viene sollevato dal coinvolgimento della DARPA, la divisione di ricerca avanzata dell’esercito americano, che si è detta “curiosa di indagare le possibilità che scaturiscono dalla plasticità e capacità di problem-solving autonomo di queste creature” …

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