Presepio senza pax con pastori no vax

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Che mi venisse uno stranguglione di quelli feroci ma tra le statuine del  presepio, nonostante la presenza di Greta Thunberg e di un paio di virologi provenienti dai banchetti di San Gregorio Armeno, serpeggia un caotico subbuglio, così lontano dallo spirito natalizio da indurre la cometa a una deviazione di rotta  che rischia di depistare i Re Magi, bravi ragazzi ci mancherebbe ma anche viaggiatori bisognosi di una luminosa bussola dai contorni a stella.

Il pescatore di boccaloni e il monaco questuante esclamano in simultanea uno squillante ” Alla faccia del cammello a tre gobbe!” , dopo aver appreso dall’incantatore di serpenti, pettegolo come un cobra che striscia sul gazzettino, che dalle parti della capanna vagano tre pastori no vax , simulando una certa smagliante indifferenza , per la miseria del mendicante che bruca muschio.

Occorre, con indifferibile e rigorosa urgenza, individuare una buona soluzione e forse l’idea più brillante è quella di correre a consultare il sapiente che se ne sta appoggiato a un tronco sbrecciato, fumando la pipa e impippandosene, fortuna sua, del pecoraio con la zappa che alita fiondate di grappa, forse per via del cane pastore che da qualche mese si comporta da impostore.

Il conciliabolo, sussurrato e carico di positiva cospirazione, coinvolge un nugolo di personaggi plasmati dalla creta: il boscaiolo con i bicipiti giusti giusti per dare una regolatina all’eccesso dello starnazzare delle oche ma che oche; la mite pastorella che regge due agnelli con la delicatezza della fata delle lane; l’anziana contadina con il filatoio che ammicca alle sue antiche rughe tessute dagli anni; l’oste con il gatto quasi aggrappato alla brocca di vino forse destinata al divino bambino o forse già svuotata da qualche ciucatone birichino.

Un poco discosto dal gruppo , finge di non ascoltare il soldato romano che adocchia un montone inginocchiato davvero ben ingrassato mentre la donna con le oche rimira il firmamento, tendendo comunque l’orecchio a favore di vento.

La discussione si anima e il ragazzino con il cesto di pane si dimena come un ossesso, rischiando di fare cascare un biovetto sfornato da poco e ancora da assegnare: a San Giuseppe con le pieghe della tunica percorse dai caldi vortici che evaporano dal ricciuto naso dell’asinello o piuttosto alla meravigliosa fanciulla che attinge l’acqua dal pozzo ,con la grazia di una farfalla mai stanca di frullare un sorriso ?

“Sono no vax e uno si trastulla con un piffero sguaiato, l’altro regge una frittata da terra piatta che pare  sgusciata da uova mal riuscite e l’altro ancora spaccia specchietti per le allodole, comunque negando che specchietti siano perché le allodole tali non sono, essendo la incarnazione di frottole volanti”.

E l’ometto che pigia l’uva rincara la dose : 

“E blaterano non distanti dall’angelo che pare un pendolo dalla cuspide della capanna, sostenendo che se si chiama Gesù Bambino un motivo preciso ci sarà e che il rischio dannatissimo di passare all’anagrafe come Gesù Vaccino è stato scongiurato, grazie ad Erode che non ha assolutamente ordinato la strage degli innocenti. Ma che strage.. era uno stage di poppanti , destinato a insegnar loro come si deve modulare il pianto se sopraggiunge la colichetta”

Dal chiacchiericcio spunta finalmente l’idea vincente, il monello sull’altalena comunicherà a tutti polmoni 

“La manifestazione no vax non si terrà a Betlemme in quanto riprogrammata nella località di Lemmelemme. Il corteo dei partecipanti si muoverà fra una clessidra e mezzo”

Qualche attimo di silente e trepida attesa ed ecco il mezzo miracolo compiersi.

I tre no vax metabolizzano il messaggio, lo soppesano, valutano e rivalutano, decifrano e codificano, ponderano e sezionano, analizzano e totalizzano.

Si allontanano, alla fine, corricchiando verso la tumultuosa contestazione di Lemmelemme, dove le pecore volano, gli angeli al pascolo vengono tosati per intrecciare maglioni in un amen e le zampogne intonano la piva senza evocare l’olio d’ oliva che è una fasulla invenzione di chi vorrebbe condire l’insalata trevigiana, in verità oscenamente travisata. 

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