Quando Netflix uccide

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È un titolo acchiappa gonzi, lo so. Ma, alla fine, anche se in questo caso Netflix non è colpevole di un bel niente, tantomeno di un omicidio, la triste storia di un giovane nordcoreano condannato alla pena capitale, perché colpevole di aver contrabbandato su chiavette USB la serie televisiva di cui fino all’altro ieri parlavano tutti, dovrebbe farci riflettere sulla paura che certi regimi totalitari hanno del potere delle storie. E delle idee. Sì, perché il poveraccio, dopo essere stato scoperto e processato, si è visto condannare a morte. Per aver importato e venduto sottobanco la serie sudcoreana “Squid Game”.

È stato condannato alla pena di morte per fucilazione, un ragazzo nordcoreano reo di aver introdotto illegalmente nel Paese “Squid game”, la serie televisiva targata Netflix che, anche un po’ a sorpresa, ha saputo conquistarsi il pubblico di mezzo mondo, grazie ad una storia parecchio avvincente. Il titolo, tradotto letteralmente, starebbe a significare Il gioco del calamaro. Un gioco da bambini che, nella finzione del racconto televisivo, proprio come 1, 2, 3… stella o il gioco delle biglie si rivela essere mortale. Così come, in questo caso, lo è stato l’aver contrabbandato la serie a Nord del 38esimo parallelo.

Di ritorno da un viaggio in Cina, lo studente condannato a morte, ha portato con sé una copia della serie nascosta in una chiavetta USB. Dopo averla fatta franca superando i controlli, il giovane temerario, ha poi condiviso con gli amici gli episodi. Amici anche loro condannati a pene parecchio severe che vanno dall’ergastolo per uno studente che ha acquistato la serie, ai lavori forzati per altre cinque persone che avevano dichiarato di volerla comprare. Condanne pesantissime che, per ironia della sorte, ricordano un po’ la sorte che tocca ai partecipanti di “Squid Game”, quando perdono al gioco.

La ragione di una tale severità delle pene sta tutta in alcune delle regole disumane adottate dal regime dittatoriale nordcoreano per “tenere a bada” la popolazione. Per tenerla in ogni modo all’oscuro di ciò che accade al di fuori dei patrii confini. Un obiettivo perseguito anche dalla recente legge per “l’eliminazione del pensiero e della cultura reazionari” che vieta l’importazione di prodotti culturali esteri come film, musica e libri. In Corea del Nord vige infatti un rigoroso divieto sull’importazione di film, spettacoli e serie TV provenienti dall’Occidente. E dalla Corea del Sud in particolare. 

La condanna massima prevede proprio la pena di morte. Chi vede, possiede o contribuisce alla distribuzione di tutto ciò che è da considerarsi proibito rischia davvero grosso. Rischia la pelle. Eppure, a quanto pare, il pericolo di morte non è stato sufficiente a frenare la curiosità, a impedire che qualcuno rischiasse la vita per avere in cambio poco meno di una decina di ore di puro svago. Cosa che in fondo ricorda molto da vicino la trama, lo svolgersi di Squid Game, in cui un centinaio di poveracci, indebitati fino al collo, sono disposti a morire pur di vincere il lauto montepremi finale. O tutto o niente. Fate il vostro gioco.

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