Saluti!

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Stavo rientrando in bici lungo una stradina di montagna quando a un tornante ho incrociato un adulto e una bambina, verosimilmente padre e figlia. Come normale, li ho salutati con un “buongiorno”. La bambina mi ha guardato quasi stupita mentre lo sguardo del padre era decisamente più significativo del tipo “che c…o vuoi”. 

Al momento non ci feci caso, ma poi ho iniziato a pensarci. Forse erano particolarmente preoccupati per qualcosa; eravamo in piena crisi covid e magari avevano appena avuto un lutto. O magari non erano nemmeno padre e figlia. Quando andavo a passeggio con mia figlia piccola, non smettevamo di parlare (soprattutto mia figlia) mentre loro due erano super silenziosi, con l’adulto leggermente più avanti della bambina. In ogni caso spero che non stessero passando un periodo negativo.

Ma il fatto mi ha poi fatto riflettere ad un’altra cosa alla quale fino ad allora non avevo prestato particolare attenzione: sempre più spesso le persone non salutano più.

E allora ho stilato una classifica personale di chi non saluta. Al primo posto ci sono gli adepti dello sci nordico. Quelli manco per miracolo che si immaginano di salutare. Troppo impegnati nel perseguire le loro performaces per degnarsi di un saluto o quanto meno un accenno di saluto a coloro che incrociano o – nel mio caso quando ho delle cadute morali e decido, raramente, di cimentarmi in questo sport – li sorpassano. Antipatici all’ennesima potenza.

Seguono a ruota i ciclisti. Almeno un paio di volte alla settimana inforco la mia Mtb e mi faccio un giro. Per educazione, quando incrocio qualcuno tendo a salutare, ma praticamente non vengo mai ricambiato. Anche qui l’atteggiamento è altrettanto scostante della categoria precedente. Ma ogni tanto ci sono delle eccezioni, che spesso mi colgono impreparato (ormai rassegnato) e quindi ricambio il saluto, spesso con troppo ritardo.

All’estremo opposto ci sono i motociclisti. Qui è buona educazione quando si incrocia “un collega” accennare un saluto con la mano. Siccome il numero di motociclisti che incroci è elevato, quando mi accompagna mia figlia, delego a lei il compito di ricambiare il saluto. Questo “bon ton” dei centauri sembra un po’ forzato, ma non è solo apparenza: ho avuto modo di costatare che i motociclisti sono disposti anche a portare aiuto a un collega in difficoltà. La cosa è anche abbastanza divertente perché nella vita di tutti i giorni un parte significativa di motociclisti è visto con “sospetto” trattandosi di persone piuttosto in carne, magari tatuate, apparentemente poco propense alla smancerie, ma dietro questa apparenza di “duri” si nascondono “cuori teneri” o comunque animi disponibili, non come certi fighetti che in settimana vestono abiti firmati ed eleganti (magari mentre stanno cercando di fregare qualche cliente) e poi diventano degli asociali (per non dire altro), quando si credono dei Vincenzo Nibali o dei Bjorn Daehlie.

Io sono cresciuto in un paesino di montagna e fin da piccoli ci hanno insegnato che si salutano le persone che si incontrano. Un semplice ciao e via, a parte il parroco e il maestro al quale bisognava dare del Lei. Ma non era raro che al “ciao”, facesse seguito un dialogo più o meno lungo. Se poi per caso ti dimenticavi di salutare, venivi immediatamente ripreso. Certo c’erano delle eccezioni. Nei paesini ci sono delle faide secolari e quindi con gli “avversari” non dovevi essere particolarmente cortese. Ma insomma i rapporti erano perlopiù conviviali. Ed è ancora così. Si potrebbe dire che in un villaggio è diverso dalle grandi città dove è impensabile che si possa uscire in strada e iniziare a salutare tutti coloro che incontri. Ma tuttavia esiste una disponibilità all’interazione in casi particolari. In Italia è abbastanza facile chiacchierare con degli sconosciuti e anche nel sud della Francia, le persone sono disponibili a “perdere un po’ di tempo” se sé ne presenta l’occasione. Parigi e i parigini sono invece decisamente più antipatici. Durante i due anni che ho abitato nella capitale francese, mi sono recato regolarmente a prendere un caffè (per modo di dire, viste le ciofeche francesi) nel bar vicino a casa, e mai si è andati oltre al “Bonjour Monsieur, qu’est vous prenez”. Diversa invece Londra, dove le persone sono decisamente più disponibili alla chiacchiera, soprattutto durante l’obbligatoria sosta al Pub dopo il lavoro.

Tuttavia, la mia sensazione è che le relazioni personali stiano peggiorato negli ultimi anni. Persone che hanno centinaia di “amici” su Fb (o simili) e che passano le giornate a messaggiare con perfetti sconosciuti, sono poi incapaci di relazionarsi con individui reali. Per spiegare questa realtà ci vorrebbero degli esperti, ma l’impressione è che sempre di più ci sia una sconnessione tra mondo virtuale e quello reale, il che non sembra particolarmente positivo.

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