Un libro per raccontare la giovinezza e l’anarchia

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Il Grande romanzo dell’Anarchia: lo ha scritto Maurizio Maggiani (e chi se no?). Una storia che trafigge e viene trafitta dai secoli, ma continua. Perché gli ideali non muoiono mai.

«Riconosco un solo maestro: mio nonno, contadino analfabeta e anarchico». Questo ama ripetere Maurizio Maggiani, uno dei maggiori scrittori italiani viventi. Nel suo recente «L’eterna gioventù», edito da Feltrinelli, la giusta sua dichiarazione d’intenti diventa celebrazione, cioè traduzione in letteratura, in un romanzo bello dalla prima all’ultima pagina. Infatti vi troviamo tantissima oralità vissuta in prima persona attualizzata da tutta la ridondanza necessaria: si sa, quando si racconta ogni tanto ci si ripete. L’origine stilistica è tutta qui: «tutte le sere, dopo cenato, si sbarazzava il grande tavolo di cucina e ci si metteva a raccontare, mischiando inanità e Grandi Ideali, vicende di vicini ma anche di Storia con la Esse maiuscola». 

«L’eterna gioventù» ruota attorno ad un personaggio leggendario: Anita. Figlia di un garibaldino nata nel 1901 e morta nel 2018, a 117 anni. Era chiamata La Canarina. I suoi occhi, per il tramite della sua discendenza (tutti figli unici, tutti anarchici) hanno visto cose che gli umani … e conosciuto persone passate alla Storia (Giuseppe Garibaldi e Antonio Meucci, Carlo Rosselli, Gaetano Bresci fino a … Sandro Pertini). E i nostri perseveranti, i cavalieri della libertà, gli alfieri sconfitti ma liberi nelle loro durissime vite fiabesche, da questi incontri succhiano sempre nuova energia. Si va da Genova a New York, poi a San Pietroburgo: gli eroi, la discendenza già citata («non chiamatela saga, o dinastia: quella la lascio scrivere ad altri» aggiunge Maggiani) non demordono: i sogni e la libertà non conoscono confini. Saranno ancora perdenti ? Certo ma, cosa importa ? non è da questi particolari che si giudica una persona. Sono dei Don Chisciotte. Però, avverte lo scrittore ligure: siamo poi così sicuri che il malcapitato eroe di Cervantes sia uno sconfitto ? . L’ aggettivo donchisciottesco richiama ad un comportamento generoso ma assurdo, inutile e ridicolo. Ma non è così. Tanto è vero che nessuno ricorda un nome che è uno dei suoi avversari, ma tutti ricordano lui, Don Chisciotte, che dunque ha vinto. E così Maggiani vuole che siano i peronaggi che si succedono nel suo (gran bel) romanzo. Persone animate da grande passione, che continuano a lottare per la libertà pur nella consapevolezza di essere, alla fin fine, sconfitti. La lotta non può fermarsi ad un verdetto quasi certo: gli apostoli della libertà sono indomiti e vanno avanti. Perché la Storia, che vanta già i suoi successi, non potrà mai annullare la bellezza («viva viva l’anarchia che tutte le bruttezze spazza via» è un ritornello comune ai vari personaggi) e mai e poi mai potrà privarci della potenza delle storie, quelle che si raccontano attorno ad un fuoco. La loro natura profonda ha molto a che fare con la ribellione. Ne «L’eterna gioventù» ce ne sono diverse, di storie, e tutte vanno a costituirne una più grande, perché più grande è il sogno di bellezza e libertà. Bello, bello. E scritto da dio. Con capitoli che ricalcano l’alfabeto, come dire «l’anarchia dalla A alla Z»,  «L’eterna gioventù» ha un finale da brividi, con la memorabile morte della Canarina. La mamma di Sirio chiamato Bruto, la nonna di Saverio detto l’ Artista, la bisnonna di Mauri a sua volta padre di Saverio chiamato Menin: ognuno di loro ha il suo giusto spazio, ognuno con il suo sogno e la sua battaglia. 

Non da ultimo un’appendice, quella dei ringraziamenti, che da sola vale la spesa del libro. Volessimo oggi spiegare ad un ragazzo cosa è la letteratura leggeremmo tre o quattro ringraziamenti finali di libri presi presi a caso, poi prenderemmo quello di Maggiani in «L’eterna gioventù»: la differenza è enorme. Infine un cenno all’occasione che ha generato questo romanzo, in aggiunta ovviamente all’anima ricorrente in tutti i romanzi di Maggiani. Lo scrittore, in visita a quel che resta del ponte Morandi (tutti i genovesi prima o poi ci vanno: è un toccare con mano quel che resta di una promessa) al rientro si è fermato in un circolo operaio, una di quelle osterie polverose sopravvissute ai brutti ultimi decenni. Ebbene: su uno di quei muri scalcinati ha scorto una lapide dedicata ad un ragazzo ucciso dai fascisti all’uscita di una festa di ballo. Era un primo maggio dei primi Anni Trenta, un giorno di festa e di lotta trasformato in assassinio dalla cieca rabbia dei tempi. Uno dei tanti che ha perso tutto. Un ragazzo poi trasformato in protagonista de «L’eterna gioventù», titolo destinato a contrassegnare quest’anno oramai agli sgoccioli.

«L’eterna gioventù», 2021, di MAURIZIO MAGGIANI, ed. Feltrinelli, 2021, pag. 280, Eu 18,00.

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