Antonio Manzini, perché anche le ossa “parlano”

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Raggiunto il suo massimo espressivo negli ultimi due anni («Gli ultimi giorni di quiete» nel 2020, «Vecchie conoscenze» nel 2021: sempre per Sellerio), Antonio Manzini riesce a superarsi. Entusiasmante la nuova avventura di Rocco Schiavone: più matura, intensa, profonda: «Le ossa parlano». 

C’era tanta attesa per il nuovo romanzo di Antonio Manzini. Dopo il gran finale di «Vecchie conoscenze» (una delle più belle chiusure in assoluto, sorprendente e scioccante) i sempre più numerosi lettori del creatore di Rocco Schiavone hanno dovuto attendere poco, neanche un anno. Ed è, diciamolo subito, una meraviglia. «Le ossa parlano», stampato da Sellerio, è un giallo costruito come un meccanismo perfetto, dosi azzeccatissime delle diverse componenti (ritmo, suspence, commedia, indagine, psicologia dei diversi attori, ironia, attualità) che gravitano attorno ad un argomento potente: la pedofilia. Narrativa collaudata ? Certo, le undici avventure precedenti del vicequestore più famoso d’Italia non si possono nascondere, però non si pensi ad uno scrittore che va di pilota automatico: Manzini queste cose non le fa. Tant’è che la sua scrittura cresce libro dopo libro, i suoi personaggi trovano sempre più precisione e lui, lo scrittore, quando ci sono da affrontare temi delicatissimi, lo fa con una profondità non proprio usuale. Nessuna concessione alla banalità o allo scontato: qui vi è posto solo per la sensibilità, per la cultura (e da infinite letture precedenti, studi e documentazione, questo lo si intuisce subito) pur con qualche necessario sfogo «pancesco» a riequilibrare il tutto. Perché la violenza sui bambini, diciamolo, è quanto di più atroce si possa immaginare in una ipotetica graduatoria dei delitti. «Non c’è dolore più grande, mi sa. Non lo so, non credo… sembrava stesse in apnea (ndr.: riferito alla madre del bambino seviziato e ucciso), anche se respira, non se ne accorge, berrà senza accorgersene, insomma vivrà, ma senza saperlo». 

Ma veniamo ai fatti. Rocco Schiavone è sempre lui però sembra cedere la scena ad altri co-protagonisti, ora gli basta esserci e già fa la differenza. Non necessita del «tutti fermi arrivo io» o «i riflettori su di me», no, il suo carisma qui basta e avanza. Tant’è che lascia ad altri dialoghi fulminanti (l’interrogatorio della sua collega Gambino con una inquisita è semplicemente da antologia) e si mantiene ai margini, limitandosi ad una qualche feroce considerazione, tanto a dimostrare che lui, il vicequestore, viaggia sempre sui bordi. Ad un direttore di scuola che si gonfia il petto perché nel suo istituto il tema dell’anno è «La pace nel mondo» risponde con un lapidario «Però, vi siete sforzati. No dico, a trovare il tema». Quando entra in un nuovo salone di parrucchiere si lascia scappare un «pareva un bordello di Singapore con il difetto di non esserlo». E con sottigliezza non le manda a dire neanche ai negazionisti in auge: ai creduloni che si abbeverano su Facebook dedica un «Lei ha mai usato un bancomat presso un traliccio della tensione ? » e, ancora, «Quando le arrivano telefonate da numeri sconosciuti, non risponda, e se proprio deve non pronunci ma le lettere A, elle, Efe, Esse e : sono diffusori, dopo ci controllano con il 5 G». 

Rocco è sempre Rocco. Ed i suoi colleghi crescono. Bene, ma non benissimo: un suo poliziotto è finito in prigione e, immaginiamo, sarà oggetto del prossimo romanzo. Eh sì, perché i romanzi su Rocco Schiavone hanno anche una loro vita sopra le singole puntate. A tal proposito consiglieremmo, per chi non l’avesse ancora fatto, di leggere prima «Vecchie conoscenze» di «Le ossa parlano». Se poi ci fosse qualcuno che non ha MAI letto nulla di Antonio Manzini … allora giunga la personale invidia di chi scrive.

Sono davvero tanti gli aspetti interessanti di questo romanzo, che non casualmente è balzato subito al primo posto nelle vendite. Ad un certo punto, per dire, Manzini ripropone la famosa lettera di Totò e Peppino, ovviamente con altre sfumature. Eppoi c’è il ritorno di Gabriele, almeno in via telefonica, quasi a voler suggerire che Schiavone un piccolo problema di paternità mancata lo mantiene. E, ancora, Lupa che ha partorito tre cuccioli … , Marina che continua a parlargli. Davvero tanta e tanta roba. 

E sul finale tremendo della puntata precedente non si dice nulla ? Qualcosina ma poco, piccoli indizi per indicare che non sono da escludersi altri sviluppi. Ma sarà musica dei prossimi romanzi. Qui ci basti dire che anche il finale de «Le ossa parlano» è un qualcosa di grandioso. Nulla a che vedere con il precedente, anticipiamolo. 

Per chi scrive se questo giallo non riuscirà a scalfire l’alterigia dei giurati dello Strega e non comparisse fra i finalisti allora … allora per il genere tutto l’ostracismo continua. Perché, e ci ripetiamo, non si è mai letto un qualcosa di tanto delicatamente potente su quel cancro sociale che è la pedofilia 

«Le ossa parlano», 2022, di ANTONIO MANZINI, ed. Sellerio, 2022, pag. 395, Euro 15,00.

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