Arturo e l’arte spazzatura

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Si chiama Arturo Bordalo ed è un artista di strada che trasforma mirabilmente la spazzatura in arte. Lo incontri per le animate vie di Lisbona, con la sua scanzonata aria di esponente di quella “street art” che ritraduce le città in prolifici musei dove il biglietto costa una moneta e dove il cicerone è lo sguardo rapito da quelle opere da laboratorio urbano, così pimpante nel proporre, di sorpresa in sorpresa, un inedito tratteggio che dirotta piacevolmente le cadenze del passeggio.

Lo chiamano “Bordalo II” il cantastorie della raccolta differenziata del Portogallo e le sue sculture nascono dal cilindro rattoppato dove i conigli sono vecchi pneumatici gettati ed elettrodomestici rotti e così scassati tanto da imboccare l’officina  dello strambo riciclatore che si esprime dentro trasognate realizzazioni che delegano un tostapane a diventare il naso di un cane e un aspirapolvere dismesso a reincarnarsi nelle vesti di un ghepardo con il muso a forma di spinotto.

Arturo il Creativo si serve di oggetti in totale disuso, spesso cestinati nell’ombelico delle discariche che suggeriscono progetti di riconversione michelangiolesche, rianimandoli con estro mattoide e strambo:

bidoni sbudellati, televisori sventrati e sedie azzoppate assumono così la miracolosa reinvenzione che li ribattezza in mitici uccelli, lunatici pesci , grotteschi predatori o inusitati animali da salotto.

Le materie prime sono di un’economicità sorprendente e di una resa stupefacente e le fabbriche abbandonate diventano miniere di spunti da saldare, rimodellare, trasfigurare e proporzionare dentro l’armonia di una fantasia senza limiti, libera e incontaminata nella sua felicità creativa.  (guarda qui sotto)

Questa corsa al recupero non è certo solo un inno al riciclaggio intelligente e sorprendente ma anche, e forse soprattutto, una bisbetica critica al mondo del consumismo esasperato che si infiltra nelle arterie della nostra società minando l’equilibrio stesso del mondo.

E Bordalo II diventa il pioniere dell’eco arte in 3D, inaugurando uno stile che fonde e confonde ondate di materiale in frenetico assemblaggio: il ramarro è figlio di un pannello di portiera, il topastro è stato clonato da paraurti di plastica malleabile, il pellicano risorge da un lacerto di veicolo sbullonato e il gatto, come sempre enigmatico, chissà da quale guazzabuglio di scarti sarà sgusciato, ritrovando un’austera e selvatica eleganza.

E Lisbona realizza ,giorno dopo giorno, quanto sia bello vivere nel marasma della istigazione al capolavoro che germoglia da un avanzo, da un frammento, da un minuzzolo o da un detrito. Ogni tocco è la mirabile scheggia della meraviglia di un mago di nome Arturo, capace di convertire l’eclissi di un brandello nell’alba di un gabbiano sul vascello.

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