Ciò che accade in Kazakistan deve interessare anche noi

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“L’ordine è ristabilito”. Eppure i supermercati, ristornati così come pure banche e uffici postali sono ancora chiusi. La polizia a presidio dei punti chiave del Paese e le truppe russe, entrate per dar man forte al governo del Kazakistan, controllano l’aeroporto. C’è silenzio ma, stando alle parole del presidente Kassym-Jomart Tokayev, l’ordine è stato ristabilito, al prezzo di decine di vite umane. “Banditi e terroristi”, afferma il capo dello Stato rivolgendosi alla nazione con un discorso televisivo, non si sono ancora completamente arresi, e quindi lui stesso ha dato alle forze di sicurezza l’ordine di “sparare senza preavviso per uccidere”. Quello che sta succedendo in queste ore, non è solo la cronaca di un Paese sperduto e lontano a noi. No, quello che succede interessa anche noi e la nostra piccola Svizzera. È il Forum Alternativo a ricordarlo, tramite un comunicato stampa.

“Il futuro di Lugano è in Kazakistan” titolava l’indipendente foglio ticinese nel 2016, spiegando l’accordo di cooperazione siglato tra l’allora sindaco di Lugano Marco Borradori e il suo corrispettivo di Almaty, la capitale economica del paese.

Un accordo frutto di precedenti scambi di cortesie tra la dittatura kazaka di Nursultan Nazarbayev e l’esecutivo luganese, avvenuto negli anni prima. A spingere verso questi accordi privilegiati, la Camera di commercio ticinese, desiderosa di accaparrarsi i favori del clan dittatoriale al potere di un paese ricco di materie prime, in particolare petrolio e gas.

«È un mercato emergente dalle grandi potenzialità e molto interessante per le aziende svizzere e ticinesi, soprattutto nei settori legati al trading di materie prime, delle energie rinnovabili, delle telecomunicazioni, della costruzione (per esempio opere pubbliche, edifici a basso consumo energetico,…), dei trasporti e nel settore farmaceutico», scriveva nel 2016 la Camera di commercio promuovendo uno dei suoi numerosi viaggi in Kazakistan, elogiando la stabilità politica del Paese.

Che stabilità faccia rima con dittatura è un dettaglio di poco conto per commercianti e autorità comunali o cantonali.

A guidare le truppe economiche, il granconsigliere pipidino Marco Passalia, vice-Direttore della Cc-Ti e segretario generale della LCTA (associazione del commercio di materie prime luganese). E parlando di ppd, poteva forse mancare lui? «Filippo Lombardi e i maiali kazaki» titolò il Blick lo scorso anno, spiegando che in caso di mancata elezione al municipio di Lugano, Lombardi avrebbe potuto rifarsi economicamente con un progetto in Kazakistan.

Un progetto di genetica animale della sua società KS Genetics, la cui sede è sul lungolago luganese, frutto delle numerose relazioni strette in Kazakistan sia in veste istituzionale elvetica che personale.

Da presidente del Consiglio degli Stati, Lombardi alla corte del clan kazako ci portò pure la consigliera federale Doris Leuthard e il consigliere di stato ticinese Christian Vitta, il quale firmò a nome del governo cantonale un memorandum di collaborazione internazionale per promuovere e favorire gli scambi nelll’economia, il commercio, la scienza, lo sviluppo di tecnologie innovative, il turismo, lo sport, l’educazione, la cultura, la sanità con la Regione di Almaty.

Non poteva mancare il ramo bancario ticinese, con nientemeno che la banca dei ticinesi, ossia Banca Stato. Quest’ultima acquistò, sempre nel 2016, Axion Bank che nella sua relazione di esercizio del medesimo anno, il Kazakistan figurava il paese in cui l’istituto aveva maggiori investimenti.

Quanto sta avvenendo nelle strade kazake in questi giorni ha forti legami col nostro territorio, con le relazioni speciali intrattenute con un clan dittatoriale corrotto dalle nostre autorità cantonali e comunali.

C’è poco da andarne fieri.

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