Covid e informazione trasparente

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Molto probabilmente la causa è che il 19% degli svizzeri è analfabeta funzionale, nel senso che a malapena riesce a leggere o a capire un testo semplice come, ad esempio, gli orari del treno. Se una percentuale così elevata ha difficoltà, allora possiamo capire come le informazioni sulla pandemia siano così carenti e, purtroppo, soggette e critiche e ad interpretazioni “ballerine”.

Purtroppo, si tende sempre a partire dal basso, secondo il principio che l’informazione si deve adeguare a chi ha difficoltà cognitive, tralasciando il fatto che una buona parte della maggioranza ha le capacità, ma anche il diritto, di disporre di informazioni adeguate.

Ecco alcuni esempi di informazioni che sarebbero gradite. Quanti tra i contagiati sono vaccinati e quanti no? Se il numero di vaccinati è elevato, questo significa che il vaccino non funziona? E perché non funziona? L’ipotesi che non funziona perché il suo effetto decresce con il tempo è comprovata oppure semplicemente non funziona a causa delle numerose variazioni presentate dal virus nella versione Omicron? E quelli vaccinati e contaminati chi sono? Ci sono delle differenze come, ad esempio, le classi di età, lo stato di salute precedente all’infezione?

La stessa analisi sarebbe auspicabile – a maggior ragione – per le persone ricoverate e in cure intensive. È chiaro che esiste un diritto alla protezione dei dati, ma esiste anche il diritto del cittadino di avere un’informazione trasparente, altrimenti non possono che sorgere dei dubbi, che poi a loro volta alimentano letture “alternative”. 

Una corretta e trasparente informazione non sarebbe poi così difficile da implementare perché questi dati evidentemente vengono raccolti ora dopo ora. Inserirli in una banca dati – anonima – a disposizione di chi questi dati li sa leggere sarebbe un bell’esercizio di democrazia.

Anche una banca dati che riporti gli articoli scientifici sul tema sarebbe utile a fare chiarezza.

Ad esempio, a me piacerebbe sapere come si è diffuso Omicron in Sudafrica e che conseguenze ha realmente avuto, perché l’impressione è che il virus colpisca soprattutto i Paesi industrializzati, oltretutto gli unici che hanno efficacemente avuto accesso ai vaccini. Questa è una valutazione eurocentrica o c’è qualcosa di reale?

Abbiamo capito che con il Covid dobbiamo imparare a convivere e quindi non sarebbe male avere informazioni che permettano ai cittadini di essere concretamente e razionalmente informati su cosa succede e soprattutto su come comportarsi. La trasparenza permetterebbe di prendere decisioni con implicazioni anche economiche perché permetterebbe di capire dove intervenire e quali attività eventualmente ridurre. Ad esempio, se i dati dimostrano che i vaccinati senza problemi di salute non si infettano e soprattutto non finiscono in ospedale, si potrebbe permettere loro di avere una vita “normale”. Ma lo stesso potrebbe valere anche per i non vaccinati: se in condizioni normali la loro possibilità di ammalarsi è minima, si potrebbe richiedere che facciano i tamponi ogni settimana e non ogni due giorni.

Ma soprattutto un’informazione trasparente permetterebbe di evitare il sospetto che qualcosa ci venga nascosto: e già questo sarebbe un buon inizio.

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