Di polli, maiali, peste e aviaria

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In tutta Europa, a partire da quest’autunno, negli uccelli acquatici selvatici c’è stata un’esplosione del numero di contagi causati dall’influenza aviaria. In diversi Paesi si sono anche registrati casi di aviaria negli allevamenti. In Italia, questo virus potenzialmente trasmissibile anche all’uomo, ha già portato all’abbattimento di oltre 14 milioni di polli, tacchini e altri volatili. E, come se non bastasse, al virus dell’aviaria, in queste ultime settimane s’è aggiunto pure quello della peste suina africana. La malattia non è pericolosa per noi umani, ma risulta quasi sempre mortale per i cinghiali. La preoccupazione sale anche in Ticino visto che alcuni casi di peste suina sono stati scoperti sia in Liguria che in Piemonte.

Mentre c’è chi chiede a gran voce la fine di tutte le restrizioni legate alla pandemia visto che la variante Omicron sembra essere meno letale della Delta, come se davvero fosse preferibile avere a che fare con un uragano piuttosto che con un tornado, di sicuro c’è solo che è ancora troppo presto per tornare a far finta che i virus non esistano, dato che non si vedono. I virus ci sono eccome e non riguardano solo l’uomo. 

A ricordarcelo è proprio la tempesta perfetta che si è scatenata in questi ultimi tempi su di noi e su alcune delle specie animali che alleviamo da millenni. Oggi più che mai dovrebbe risultarci chiaro come la produzione intensiva di carne finisca per alterare proprio quegli equilibri naturali che finora ci avevano protetto dal dilagare di nuove epidemie. Dal Covid-19 alla peste suina, la diffusione sempre più frequente di questi virus, è un segnale d’allarme riguardo al nostro disequilibrio con l’ambiente circostante. 

Ecco perché è necessario e urgente rimediare ai danni fin qui fatti. Innanzitutto superando proprio il modello degli allevamenti intensivi. Per avere ogni santo giorno la carne sulle nostre tavole abbiamo avvelenato l’intero Pianeta. Sempre più terreni sono sfruttati per foraggiare gli animali d’allevamento, tutto questo a spese degli ecosistemi, costringendo in spazi estremamente ridotti molti animali, creando in questo modo un ambiente ideale per la diffusione e la mutazione dei virus. 

Abbiamo disseminato per il Pianeta una serie di bombe ad orologeria che, a quanto pare, sembrano essere esplose tutte quante insieme, mostrandoci in questo modo tutta la fragilità e l’insensatezza dell’intero sistema produttivo agroalimentare. L’alternativa è perciò una e una soltanto. E giunto il tempo di tirare i remi in barca. Di rifondare quei modelli che per troppo tempo abbiamo dato per scontati e immutabili. 

Tornando a produrre in maniera più sicura e sostenibile per l’ambiente. Per esempio con la diminuzione delle densità degli animali allevati. È l’unica via percorribile per frenare l’attuale ondata di influenza aviaria. E per impedire che la peste suina faccia il bis. Ma come sempre è accaduto per tutte le rivoluzioni, anche questa non sarà una passeggiata di salute. Ci sarà chi si opporrà in ogni modo pur di salvare capra e cavoli. Eppure, proprio per non perdere capra e cavoli, dobbiamo adeguarci e farlo in fretta.   

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