Don’t look up

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Parlando di questo film con degli amici, è saltata fuori la battuta “comunque ragazzi, quanto tempo a DiCaprio presidente degli USA?” assurdo, certo, ma un tipo di assurdo a cui ormai siamo abituati. 

Abituati, appunto. Don’t look up è un film satirico dal cast stellare – oltre alle star protagoniste Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence, nel film appaiono anche Ron Perlman, Jonah Hill, Meryl Streep, Ariana Grande e molti altri. 

Senza “spoilerare” troppo della trama, il film si basa su due scienziati (DiCaprio e Lawrence) che un bel giorno scoprono una cometa, indubbiamente diretta verso la terra e grande abbastanza da cancellare la vita sul pianeta. 

I due decidono di avvisare la presidente, e qui iniziano gli svariati riferimenti alla cultura politica americana: La presidente Meryl Streep inizialmente ignora gli avvertimenti, solo per poi decidere di agire con decisione non appena vengono a galla sue foto intime inviate a un candidato giudice della corte suprema. Il personaggio della Lawrence viene fatta passare per pazza e sotterrata di meme dai social, quello di Di Caprio diventa invece un burattino agli ordini delle élite. 

Sembra follia, ma è proprio questo il punto. “Don’t look up” ci mette di fronte a un problema innegabile e evidente – almeno quanto lo sono cose come il Covid o il riscaldamento globale – e ci invita a giudicare le reazioni dei personaggi. 

Ed è a quel punto che il film inizia a diventare quasi scomodo. Ridiamo alla scena, ma poi pensiamo a quanto abbiamo visto e capiamo che è il film a ridere di noi e con noi. 

Dall’iniziale disinteresse dei media per l’imminente fine del mondo – che preferiscono focalizzarsi sulla storia d’amore tra la pop star Riley Bina (Ariana Grande) e DJ Chello (Kid Cudi) – all’apoteosi finale, in cui in ispiratissimo Jonah Hill (che impersona il consigliere e figlio della presidente) imita in tutto e per tutto Donald Trump, lanciando il suo movimento “non guardate in su”, tutto è fin troppo riconoscibile. Il paragone con l’epidemia di covid è evidente, appunto, in questo movimento che scimmiottando i no vax, nega l’esistenza della cometa finché questa non gli rovina addosso. A vedere questo film si finisce per essere quasi imbarazzati, mortificati da uno show di inettitudine e stupidità tanto ridicolo quanto realistico. Sappiamo di aver fornito noi il materiale al film, sappiamo che il teatrino che si svolge in “don’t look up” si svolge anche nel nostro mondo. Certo, magari in modo più serio, ma non fondamentalmente diverso. 

D’altra parte, se messi in quella situazione sentissimo qualcuno dire “io sono a favore dei posti di lavoro che si creeranno con l’impatto della cometa” non faremmo fatica a credere che quella persona dica sul serio. Così come non faremmo fatica a immaginare che un problema imminente possa essere pubblicizzato o sminuito in base ai capricci di chi comanda. 

Il film, comunque, lo consiglio. Più siete avvezzi della cultura politica nordamericana, più riferimenti si possono afferrare e più battute si possono cogliere. Uno spezzone in un notiziario repubblicano imita alla perfezione i pannelli complottistici del celebre Alex Jones, personaggi come quello di Chris Evans (che appare brevemente) adottano la stessa posizione ambigua di molti “pacifisti” del covid: “cometa o meno, non dobbiamo lasciare che questa cosa ci divida”.

Per certi versi, “don’t look up” è l’immagine di una cultura e di una società che in questo momento si stanno guardando allo specchio. Un’immagine che, effettivamente, non può che far ridere. Sappiamo fin dall’inizio come andrà a finire questo film, perché – tutto sommato – si tratta di un film che tutti abbiamo già visto.

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