I nuovi schemi a piramide

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Herbalife. Questo nome è conosciuto da molti anche in Ticino. Probabilmente vi sarà già capitato di essere contattati da qualcuno intrappolato in aziende simili. 

Per chi non lo sapesse, si chiamano “schemi a piramide”, o anche schemi di Ponzi o in inglese “marketing multi-livello”. Vi sono leggere differenze tra le diverse aziende, ma il sunto è sempre lo stesso: vieni attirato con promesse di facili guadagni, ti viene promesso di entrare a far parte di una “famiglia”, vieni affascinato dall’inevitabilmente carismatico fondatore. Sono sistemi in cui tecnicamente si può guadagnare: herbalife, ad esempio, ti propone di comprare dei prodotti che puoi rivendere a clienti o ad altri rivenditori. Essendo un lavoro legato al marketing, fioccano le promesse tipo “sii il tuo stesso capo” “lavora quando vuoi e quanto vuoi”. La realtà è che a guadagnarci è solo chi è in cima alla catena, e chi è in basso finisce oberato da contratti di acquisto che lo costringono a comprare molti più prodotti di quanto sia possibile venderne. 

Questi schemi (Amway, Vemma, Nu Skin) sono stati per molto tempo il modo più comune per gabbare gli sprovveduti o i vulnerabili senza sfociare troppo apertamente nell’illegalità. Ma oggi viviamo in un mondo diverso, con sistemi diverse. Sebbene oggi questi schemi siano riconoscibili, non vuol dire che le versioni moderne lo siano altrettanto. 

Sebbene non sia nato con quel presupposto, un esempio perfetto sono le criptovalute. Bitcoin, Ethereum, Dogecoin… sfruttando la tecnologia “blockchain” (in parole poverissime, una sorta di database che esiste su più nodi di una rete informatica come internet, che quindi risulta molto sicuro per via del controllo che i nodi hanno gli uni sugli altri) queste monete senza forma fisica esistono in modo abbastanza sicuro da avere un vero valore monetario. Dove sta la truffa? Non nella tecnologia in sé, bensì nelle dinamiche di mercato ad essa associate. 

Secondo i promotori delle criptovalute, un aspetto positivo di queste è il fatto che sono “decentralizzate”. La sicurezza, tecnicamente, è data dal fatto che ogni parte del database è connessa ad altre, ma non a un solo elemento centrale. Beh, salta fuori che le valute di solito sono centralizzate per una ragione: le criptovalute sono estremamente volatili nel loro valore, e questo le lascia senza difesa contro la manipolazione finanziaria da parte di grossi investitori e insider. 

Un esempio è Elon Musk, probabilmente il volto umano delle criptovalute. Con tweet o battute a certe conferenze stampa, Musk è capace di gonfiare o far crollare anche del 50% il valore di queste valute. Ma l’aspetto di “decentralizzazione” spinge molta gente comune a investire nelle criptovalute nella speranza di raccogliere quei cospicui guadagni possibili quando una moda del momento o una manovra finanziaria su larga scala ne fanno schizzare il valore. La realtà è che come singolo e piccolo investitore, sei in balia dei capricci dei grandi.

Un altro campo al limite della truffa di massa sono gli NFT, costrutti informatici che operano in base alla stessa tecnologia blockchain. Un NFT è praticamente una nota nel database che stabilisce esattamente a chi appartiene un certo file (che sia un video, una foto…). Vi ricordate quelle aziende che permettevano di (a pagamento) dare il nome a una stella in modo da presentarsi dal partner con un certificato che attestava come la stella “x” adesso avesse il loro nome? Stessa cosa. Quello per cui paghi è una certificazione su un database. Ma come si può truffare la gente in questo modo? Facile. Assumiamo che io sia intenzionato a fare soldi in questo modo: 

Scelgo la mia immagine. La faccio “coniare”, ovvero spendo circa 70 dollari in criptovalute per poter mettere in vendita come NFT la proprietà della mia immagine. Una persona qualunque aspetterebbe sperando che qualcuno offra più di 70 dollari, ma io ho 10’000 dollari in criptovalute. Allora compro il mio NFT offrendo 10’000 dollari, e posto su twitter “wow, qualcuno ha appena comprato il mio NFT per 10’000 dollari!”. Da quel momento, il valore dell’NFT che ancora appartiene a me è schizzato a 10’000, quindi probabilmente qualcuno finirà per comprarlo a 12’000 nella speranza che aumenti ancora di valore. 

Anche in questo caso, una facciata di libertà economica e decentralizzazione attraverso internet non fa altro che creare un ambiente confuso e difficile da navigare, in cui i più “scafati” possono raggirare i molti interessati che si avvicinano a questi ambienti attirati dalla promessa di guadagni facili. 

Internet pone un nuovo set di sfide in termini finanziari. Se finora le truffe su internet erano basate su principi nigeriani o falsi nipoti, ora ci troviamo confrontati con sistemi che la maggioranza considera del tutto legali e legittimi. Viene da chiedersi se le nostre scuole stiano facendo abbastanza per tematizzare queste minacce (che spesso colpiscono i più giovani, dato che è raro che i 70enni si interessino di informatica) inevitabilmente destinate a espandersi in un clima economico sempre più precario. 

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