Il figlio e mio e lo gestisco io

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Sabato c’è stata l’ennesima manifestazione. Stavolta di genitori contrari a far mettere le mascherine ai loro figli alle scuole elementari. Una premessa è doverosa: oggi buona parte dei contagi avvengono attraverso i ragazzi, soprattutto degli asili, delle elementari e delle medie.

Premesso che dubito che una mascherina distrugga l’equilibrio psicofisico di un bambino, e che siamo tutti stufi marci di questo virus che continua a gironzolare allegro e impunito, avevo pensato di scrivere qualcosa a riguardo. Mi ha anticipato una nostra lettrice, che in maniera lucida e realistica ha sviscerato la questione. 

Alessandra, che ha insegnato diversi anni alle medie, riassume col suo pensiero il fulcro del problema:

“Dunque: un paio di giorni fa ho scritto che c’erano argomenti che fatico a digerire, ma avevo deciso di soprassedere. Un po’ per quieto vivere, un po’ perché conscia che non sarà un post su facebook a cambiare la realtà delle cose. Ma oggi mi bruciano i polpastrelli e stavolta proprio non ce la faccio a stare zitta. 

I genitori visti in piazza a Bellinzona, si rendono conto del messaggio che stanno mandando ai loro figli?

Si rendono conto che li stanno legittimando a non seguire più le regole democratiche? A fregarsene della scuola, degli insegnanti e delle istituzioni in generale? 

Capiscono che facendo così in nome delle loro convinzioni stanno minando il diritto dei loro adorati figli all’istruzione, intesa come istruzione di qualità? 

La scuola elementare non è un luogo dove si impartiscono solo nozioni. È un luogo di incontro, di aggregazione, di gestione dei conflitti, di apprendistato al mondo adulto. Un luogo dove i bambini imparano a relazionarsi con gli altri e a capire le regole di convivenza democratica e civile.

Questi genitori così tronfi nel loro “il figlio è mio e lo gestisco io” sono in grado di capire che non hanno neppure lontanamente le competenze educative del corpo insegnante o sono ormai partiti sul delirio di onnipotenza ben espresso dai cartelli visti in piazza sabato? 

Durante il lockdown, la scuola a distanza ha creato problemi non indifferenti a tantissime famiglie. Le mascherine proposte ora cercano di evitare che si arrivi di nuovo ad una chiusura totale. Sono una misura transitoria per tentare di arginare un ulteriore aumento dei contagi. 

I bambini non moriranno. Né avranno ripercussioni psicologiche tali da pregiudicare uno sviluppo normale delle loro menti.


Questi genitori che si ergono a difensori dei diritti dei loro figli non hanno ancora capito che il problema non è la mascherina ma il loro ostinato ostruzionismo in nome di una libertà che è abusata in primo luogo da loro stessi. 

Invece di rassicurare i piccoli sul fatto che la mascherina può essere vista come un modo per sconfiggere questo virus e che facendo la loro parte, come i loro amici poco più grandi di loro già stanno facendo, possono cambiare la situazione, si inculca loro una ideologia distorta in nome di chissà quale “libertà di pensiero”. 

E io francamente ne ho le scatole piene di stare a sorbirmi queste persone che stanno facendo di tutto per screditare chi ha le competenze necessarie a gestire il problema, intralciandone con il loro comportamento la gestione e la risoluzione…”

Alessandra centra le questione. Oggi ogni genitore ritiene di sapere meglio di un qualsiasi docente come educare un figlio. Oh certo, alcuni maestri magari non sono dei luminari, ma la qualità dell’insegnamento è tendenzialmente buona e molti docenti lavorano con passione e dedizione. Nonostante ciò, sono spesso confrontati con genitori che in modo arbitrario e anche semplicistico vorrebbero un sistema studiato ad hoc non tanto per il loro pargolo, quanto per le la loro idea di quello che è giusto o sbagliato. La mascherina, che tanto da fastidio e che spesso ci si dimentica di avere addosso, è un mezzo per fermare una pandemia. Se si spiegasse ai bambini quanto è utile tenerla per proteggere le persone più deboli, sarebbero probabilmente i primi a mettersela, e siamo onesti, dubito che indossare una mascherina qualche ora al giorno turbi più di tanto un bambino. A turbare sono altre cose, i divorzi, le molestie, il bullismo, la cattiveria. Se mio figlio deve fare la sua parte in una società, a me può non piacere, ma il suo diventare adulto passa anche per la responsabilità che per la sua età si richiede. L’idea malata di proteggere sempre i figli da ogni cosa, crea generazioni di ragazzini incapaci, purtroppo per loro, di affrontare realmente la vita. 

So già che ci saranno le solite levate di scudi ma io e Alessandra la pensiamo così. Se muore il nonno, lo racconto a mio figlio e cerco di spiegarglielo meglio che posso, non gli dico che è andato in gita a fantasilandia e non sappiamo quando torna. 

Alla base c’è l’educare un figlio ad essere parte di una società, e non un individualista esasperato che fa sempre quello che gli pare, fregandosene degli altri. Sono convinto che molti bambini, debitamente informati, mi darebbero ragione.

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