Il primo SMS e altri tesori impalpabili

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Qualche giorno fa è stato battuto all’asta il primo SMS della storia. E a pensarci bene, il primo messaggino mai inviato, non è soltanto un pezzo importante nell’evoluzione del mondo delle telecomunicazioni, ma è anche e soprattutto un tassello fondamentale della nostra storia recente. Quel messaggino è stato il capostipite, il primo degli oltre trecento milioni di SMS che ogni giorno, oggi, circolano grazie a WhatsApp, la più popolare piattaforma di messaggistica gratuita. Era il 1992 quando Vodaphone inviò a un proprio dipendente il seguente messaggio: “Merry Christmas”. E quel “Buon Natale” oggi ha ufficialmente un proprietario. Si tratta di un acquirente anonimo che l’ha comprato all’asta pagandolo la ragguardevole somma di 107’000 euro. 

L’SMS, inviato ormai più di 29 anni fa, serviva a testare una possibile nuova funzionalità delle reti cellulari, ovvero lo short message service. L’idea era che all’interno dei segnali di servizio già utilizzati dai ripetitori fosse possibile infilarci dei codici in formato testuale da inviare ai numeri desiderati, ampliando così l’offerta dei servizi di telefonia mobile. Ecco. Su come si scrive e s’invii un SMS non credo ci siano grandi misteri, ma sul come si fa a comprarne e possederne uno? Qui arriva il bello.

Ad averlo permesso sono stati gli Nft, ovvero i non fugible token. In italiano, i token non fungibili che, secondo il dizionario Collins sono la parola dell’anno per il 2021. Un SMS è un po’ diverso da un quadro o da un qualunque altro bene materiale. Un SMS non è tangibile e quello di assicurarsene la proprietà è un concetto inedito. A permetterne l’acquisto sono stati gli NFT che – volendolo spiegare in soldoni – sono dei certificati di proprietà che si possono legare a beni digitali rendendoli di fatto unici. Utilizzando la stessa tecnologia che hanno portato alla nascita del Bitcoin e di altre criptovalute.

Gli Nft in pochi mesi hanno cambiato il volto del mercato dell’arte, con opere digitali vendute per svariati milioni di dollari. Ma la febbre di Nft ha ormai superato anche l’arte. I token che attestano l’autenticità, l’unicità e la proprietà di un oggetto digitale sono diventati protagonisti di vendite come quella del primo SMS, ma anche di quella del primo cinguettio. Jack Dorsey, il creatore di Twitter, ha venduto il token del suo primo tweet per 2,9 milioni di dollari. Il codice sorgente del World Wide Web, creato da Tim Berners-Lee, è stato messo all’asta per più di cinque milioni. Anche Edward Snowden ha venduto per la stessa cifra Stay Free, un’opera che lo ritrae sullo sfondo della sentenza del caso Datagate, che condanna l’Agenzia per la sicurezza nazionale americana. 

Ma non è tutto oro ciò che è Nft. Dietro alle vendite e alle aste da record, le luci si confondono con le ombre. Ci sono aspetti che, per alcuni osservatori del mercato finanziario, potrebbero dare origine ad una bolla speculativa. Ancora non esistono regolamenti e standard univoci, così com’è ancora tutto da verificare il livello di sicurezza delle piattaforme che custodiscono questi tesori impalpabili. Le attuali falle nel sistema potrebbero ben presto rivelarsi come una minaccia mortale per lo stesso mercato degli Nft, che, fra l’altro, si porta dietro anche tutti i dubbi e lo scetticismo legato da sempre alle criptovalute.

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