Il (quasi) privilegio dei numeri primi

Pubblicità

Di

No, Novak Đoković non è Dio, né Spartaco, né tanto meno un moderno Robin Hood. No, Novak Đoković è un tennista – il numero uno della sua disciplina – che, insieme al suo staff e agli organizzatori degli Australian Open, hanno voluto fare i furbi, non riuscendoci. Un tentativo che, proprio come una pallina da tennis, rimbalza i principi di equità, i valori sportivi, nonché il rispetto delle regole. Un gesto che non c’entra nulla con la libertà, ma solo col profitto.

“La legge è uguale per tutti”, si diceva un tempo per dare a quei tutti la parvenza di vivere in un mondo davvero giusto e obbiettivo. Ma questo concetto spesso si mal sposa con la realtà dei fatti. E la cronaca, proprio in questi giorni, ci sta dando l’ennesima dimostrazione che sì, siamo tutti uguali, ma alcuni lo sono giusto “un poco di più” rispetto agli altri. 

Sotto i riflettori gli Australian Open e Đoković, attuale numero uno in classica, ma anche un “no vax” più o meno dichiarato.

Una cronaca… da telecronaca sportiva

Ma procediamo con ordine, perché le 72 ore appena trascorse, potrebbero essere riassunte perfettamente come la telecronaca di un match.

Su quel terriccio rosso, i continui botta e risposta fra il serbo e degli organizzatori, parevano simili al rimbalzo della pallina fra un campo e l’altro: “Non può, ora può, ci pensiamo su, meglio di no”; “Voglio giocare, non voglio più, ci ho ripensato, ci sarò! Ma sai che ti dico? Meglio di no”. 

Poi, la partita sembrava sbloccarsi, con l’annuncio della partecipazione di Đoković agli Australian Open, grazie a un’esenzione medica (non specificata). Questa certificava la sua impossibilità a vaccinarsi.

E il serbo stava quasi per “vincere” il match (non quello del Grande Slam, quello contro le regole Covid), ma alla fine la doccia fredda. Atterrato in Australia, lo sportivo è stato fermato e interrogato a lungo dalle autorità di confine, che alla fine hanno deciso di annullare il suo visto.

Perché? Due le ipotesi lanciate. La prima, divulgata dalla maggior parte dei media, darebbe la colpa a un errore commesso dallo staff del tennista, proprio al momento di compilare la richiesta. La seconda, data per prima dalla testata australiana The Age, indica invece l’incapacità di Đoković di dimostrare alle autorità di aver completato il ciclo vaccinale. condizione questa necessaria per poter entrare in Australia secondo le norme federali in vigore, salvo esenzioni mediche (accertate).

Dalle stella…alle stalle

E ora eccolo lì Nole. Bloccato nella terra di teneri canguri e koala (ma anche della tolleranza zero per chi vuole entrare ed uscire dal Paese), ad aspettare – dopo il ricorso fatto dai suoi legali – il verdetto. 

Lunedì si saprà se il serbo dovrà fare le valige e ripartire oppure se potrà giocare al torneo.

Fatto sta che ora è lì, fermo, chiuso nello stesso hotel di Melbourne che accoglie immigrati e richiedenti asilo.

Buffo no? Il ricco che voleva fregare tutti – non solo il sistema – che aspetta insieme ai poveri, quelli che disgraziati lo sono per davvero. Stessa barca, stessa sorte in bilico, con o senza le tasche piene di soldi. 

La legge è uguale per tutti, ma alcuni lo sono più degli altri. Lo si è di più quando si ha un nome noto, quando si ha maree di fan dalla propria parte, quando si porta avanti un giro d’affari con cifre da diversi zeri. 

Insomma, quando si è numeri primi. 

Ma stavolta, l’Australia e gli australiani, che hanno subito un lockdown fra i più lunghi nel mondo, han detto di no. Non funziona così. 

E no. Novak Đoković non è Dio, né Spartaco (come proclamato dal padre), né tanto meno un moderno Robin Hood. No, Novak Đoković è un tennista – il numero uno della sua disciplina – che, insieme al suo staff e agli organizzatori degli Australian Open, hanno voluto fare i furbi, non riuscendoci. Un tentativo che, proprio come una pallina da tennis, rimbalza i principi di equità, i valori sportivi, nonché il rispetto delle regole. Un gesto che non c’entra nulla con la libertà, ma solo col profitto.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!