In pensione il calzolaio di Clay Regazzoni

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Ciccio Liberto, ultra ottantenne artigiano siciliano, magico calzolaio dei più grandi piloti della Formula 1, ha deciso di abbassare la rombante saracinesca del suo incasinatissimo laboratorio di Cefalù dove fiorivano le iconiche scarpe create su misura – sulle ali di un talento a dismisura – per i pigianti piedi di Mario Andretti, Emerson Fittipaldi, Niki Lauda, Jacques Laffite e… Clay Regazzoni.

Lo scultore delle ballerine sui pedali dei bolidi che sbranano vertiginose paraboliche e ghiotti rettilinei ha chiuso a triplice mandata il suo antro delle meraviglie, una storica bottega percorsa dagli odori forti della pelle e del cuoio, con le pareti quasi caracollanti per il peso di una ininterrotta esposizione di strambi attrezzi.

Ciccio affronta la realtà del tempo che avanza ma la sua scelta è forse solo un pit stop e non un ritiro per i troppi calli alle mani, lasciando intuire di avere in serbo nuove sgommate: “Non pensate a me con tristezza, sappiate che sono un uomo felice perché ho realizzato il sogno di entrare nel mondo delle corse, quello che ho sempre amato”.

Il suo lungo grembiulone, imbrattato da arcane colle, sventola ancora idealmente nelle segrete penombre di tanti box  e le chiavi inglesi dei meccanici fanno il verso alle sue antiche morse di legno, ai trincetti di varia foggia, ai martelli piatti, alle cesoie e alle antidiluviane macchine da cucire.

Il libero Liberto della bella Cefalù, serba nel cuore le confidenti amicizie con tanti draghi del volante ma soprattutto si avvicina alle lacrime quando racconta i suoi animati incontri con Clay Regazzoni che nel 1977 portava le racing Schoes basse, in pelle color rosso fragola, il raggiante colore della MaLaren che avrebbe guidato sul circuito di Indianapolis dove i pedali erano dominati dall’estro magistrale di Ciccio-Michelangelo.

In una delle cento foto appena spolverate, magari in un fiotto di finale malinconia, l’artista dei “calzari sfidanti” appare misticamente inginocchiato ai piedi di un concentrato Clay, che rimira i suoi nuovi “guanti” da alluce del sorpasso: sembrano i divini alettoni di un Mercurio che avrebbe portato la sua rossa Ferrari sull’Olimpo del mondo.

Intanto Ciccio da Cefalù non cessa di dare la stura ai troppi aneddoti legati ai suoi primi modelli Muccaturi e Patchwork che gli regalarono, nell’ormai preistorico 1969, i primi entusiastici riconoscimenti internazionali.

E poi affonda la nostalgia nel ripescare le indelebili suggestioni della gloriosa Targa Florio, dove la sua incredibile avventura trovò modo di iniziare fasciando i piedi di Ignazio Giunti, di Nanni Galli e di Geki Russo.

I pensieri si sparpagliano e corrono lungo le piste della sua vita, dove le scie delle meteore colorate si giocavano il primato delle strisciate dei copertoni, dentro il refe di eccezionale robustezza che congiungeva i tifosi in delirio, sempre pronti a ricucire urla di stupore, anello dopo anello.

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