John Grisham torna con “La lista del giudice”

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Uno scrive John Grisham e l’altro legge «avvocato in tribunale». E invece, con «La lista del giudice» … un ufficiale della legge c’è, solo che è un po’ diverso da come ce lo si può immaginare. Un grande thriller, scritto con semplicità e classe.

John Grisham: chi non lo conosce? Anche quelli che non hanno mai letto un suo libro sanno chi è: basta citare un paio di suoi titoli portati al successo planetario dal cinema («Il socio», «Il rapporto Pelican», «La giuria») ed il campanile torna al suo posto nel paesello. Lui, Grisham, è il re del «legal thriller», o se si vuole del «courtroom-thriller», vale a dire il romanzo giallo di ambientazione giudiziaria. Il figlio prediletto di Erle Stanley Gardner, vogliamo dire di Perry Mason.

Infinita la sua produzione, che va dal 1988 fino ad oggi. Se non abbiamo sbagliato il conteggio con «La lista del giudice» siamo a 39!

Quest’ultimo thriller brilla di luce propria depistando subito il lettore. Infatti, nonostante il titolo, qui non c’è ombra di aula processuale e il giudice … il giudice è il presunto colpevole. Dunque siamo di fronte ad uno stravolgimento dei ruoli, con i bravi che, chissà? e i cattivi uguale. Originali sono ruolo e funzione della protagonista: una donna di mezza età (già conosciuta ne «L’informatore») che si trova a lavorare in una commissione vigilante i giudici. Casi di vera o presunta corruzione, situazioni di interpretazione delle leggi un po’ sopra le righe e cose così. Un lavoro affascinante, almeno nei primi anni, poi …Poi i sempre diminuiti budget, il calo di passione e l’anagrafe che ha il suo peso, tutto questo provoca una demotivazione per cui la nostra protagonista, al momento di entrare in scena, non vede l’ora di trovare qualcos’altro e rassegnare le dimissioni.

Invece, invece viene coinvolta da un’anonima donna in un cold-case (in un caso vecchio) incredibile, in una situazione che se vera ha una potenza clamorosa. Il giudice da mettere sotto osservazione non è nell’ambito delle sue funzioni (anzi: professionalmente è sempre stato irreprensibile) ma come sospettato serial-killer. Di una serie di omicidi compiuti nel corso di una ventina d’anni e tutti in stati americani diversi. Un qualcosa di inaudito. Incredula la nostra Lacy Stolz, questo il nome del personaggio principale, riapre le diverse inchieste. Lo deve però fare in totale segretezza, senza possibilità di confronto o scambio di pareri, neppure con i suoi colleghi più fidati. Troppi i rischi, troppe e incredibili le mine sul suo percorso: qui l’informatica presenta i suoi aspetti più spaventosi. La tensione sale pagina dopo pagina. Le strategie di avvicinamento sono una più accattivante dell’altra e l’impossibilità di agire liberamente, in pratica deve agire in contumacia, rendono la storia incalzante. E John Grisham dà il meglio di sé. Il lettore non riesce a staccarsi dalle sue pagine, che lasciano senza fiato. E non basta il finale, catartico fino ad un certo punto. Perché il confine del bene dal male, dal giudice all’assassino è sottile sottile. Una bella lettura.  

«La lista del giudice», 2021, di JOHN GRISHAM, tr. LUCA FUSARI e SARA PRENCIPEM ed. Mondadori, 2021, pag. 313, Euro 22,00.

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