La grande sfida del 2022

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L’anno nuovo si apre con una sfida che, quella di Barletta o tra Guelfi e Ghibellini, è roba da oratorio. Il 2022 parte col botto e con una polemica che, siamo certi non finirà qui.

A confrontarsi nei primi giorni dell’anno nuovo, due giganti della canzone. Gente che usa la voce come una clava e la chitarra come una mitraglia. Emuli di Beatles e Rolling Stones, in una tenzone che si trascina ormai da quasi mezzo secolo, vediamo in questo anno vis a vis i Maneskin e i Cugini di campagna.

Tutti ormai sapete della sgradevolissima polemica, che vedeva i “moderni” Maneskin, squallidi plagiatori di costumi e tutine dei più attempati cugini. Un atto provocatorio e arrogante, che vedevano Damiano, frontman del gruppo dal nome scandinaveggiante e i suoi accoliti, copiare un aderente dress code a stelle, strisce e paillettes.

La pugnalata al cuore del gruppo romano che vanta mezzo secolo di presenza sui palchi italiani ( i Cugini furono fondati nel lontano 1970) ha fatto colare livore insieme al sangue, esacerbando gli animi e fomentando un sano e giustificato furore nei fan che al grido di: “anima mia, torna a casa tua” evocavano un ritiro dei Maneskin.

La lotta però si reitera anche perché i Cugini, in cinquant’anni, hanno imparato a cantare e suonare ma anche a reggere le botte che il mondo dello spettacolo dispensa a piene mani. Ecco allora l’ennesimo schiaffo, stavolta ad opera dei Cugini, che li vedono sul palco di RAI 1, a “l’anno che verrà”, riproporre una cover di “Zitti e buoni” dei Maneskin.

https://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/i-cugini-di-campagna-sfidano-i-maneskin-la-cover-a-sorpresa-di-zitti-e-buoni/404966/405676?video&ref=RHTP-BS-I308886389-P3-S4-T1

Roba da far tremare le vene dei polsi gente. Pensavate che i Maneskin fossero bravi? (ah ah ah!) beh, i Cugini danno una lezione di grande musica ai pischelli seminudi, facendo una cover superba, che rende il fracasso dei Maneskin quasi gradevole alle orecchie. D’altronde, dei giganti della musica leggera italiana, creatori di canzoni immortali come “Anima mia” o “Un’altra donna” ( nei primi 10 posti della hit parade italiana per 44 settimane nel 1977) non potevano che dare una bella ripassata agli arrogantelli ed efebici cantantucoli spuntati dal nulla.

Quest’anno vede la riscossa di un gruppo che già nel nome, umile e periferico, racconta di origini operaie , di sofferenza e sacrificio, di dura scalata al successo mantenendo la tenerezza delle origini. Dall’altra perte cosa vediamo? Quattro ragazzotti poco più che ventenni, con un passato (probabilmente fabbricato ad uso dei media) da cantanti da strada. Dei cantanti su cui all’Eurosong è calata la pesante ombra della droga, secondo alcuni consumata torbidamente di nascosto sotto il tavolino nella sala d’attesa! Per non parlare della dubbia identità sessuale del gruppo che, come giustamente ha fatto notare la tv Bielorussa, non può che etichettarli come pervertiti e depravati (leggi qui sotto) 


È questa la musica che vogliamo per i nostri giovani? È questo davvero che vogliamo portare al successo? Oppure possiamo riabbracciare come parenti lontani da tempo assenti i Cugini, anzi, i Cuggggini di Campagna, fieri e sereni portatori di valori come la famiglia, l’amore, le belle cose di una volta?

“ricordi, quella bambina con la veste corta…” Eh si amiche e amici, ricordiamo, con le immortali parole di “innamorata”, una di quelle canzoni che resteranno nel pantheon della musica al pari della nona di Beethoven o di My Way di Frank Sinatra.

i Maneskin? Tempo un paio d’anni e saranno solo polvere di stelle nell’enorme immondezzaio della canzone italiana, che ha dispensato alternativamente successi e sconfitte. I Cugini resteranno scolpiti nei nostri cuori invece, come i mostri sacri del secolo scorso: Tony Dallara, Mino Reitano, Peppino di Capri e il gigantesco Albano Carrisi!

Nota ad uso e consumo delle persone meno spiritose: questo voleva essere un articolo scanzonato (ah ah ah!) e satirico. Pur apprezzando i Cugini di campagna, se non altro per l’ostinazione con cui calcano le scene da 51 anni, non posso che salutare un nuovo ed eclettico gruppo come i Maneskin augurando loro tanta fortuna. 

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