Le Tonga in cenere

Pubblicità

Di

Vedere le isole Tonga devastate dalla cenere e dalle ondate anomale, fa davvero male al cuore. Quelli che noi, nel nostro immaginario collettivo vedevamo come paradisi tropicali, abitati da fortunati, sono oggi come gironi danteschi, preda del fuoco, della fuliggine e del mare, che per quanto possa dispensare vita, quando è irato uccide e devasta a suo piacimento.

Il riscaldamento climatico non c’entra, però è difficile non fare paragoni, pensando a quanto è effimera la vita, a quanto fragile sia la nostra permanenza su questa roccia nello spazio che è la nostra casa. 

Gli atolli corallini con l’acqua turchese e i pesci variopinti, le palme da cocco che pencolano verso l’acqua, le spiagge bianche e abbacinanti non ci sono più. L’esplosione vulcanica, grande quanto metà della Francia, ha sollevato una quantità di cenere che è andata a posarsi, una volta passate le acque, sulla devastazione totale lasciata dal mare. 

Le notizie sono per ora poche e frammentate. Certo alla mente vengono altre celebri eruzioni: Quella del Pinatubo nelle Filippine del 1991, che fece 1’450 morti. Senza scomodare Pompei, ricordiamo anche l’isola di Saint Pierre in Martinica, con 30’000 abitanti completamente cancellati nel 1902 dalla nube piroplastica del vulcano monte Pelée, che distrusse l’isola. Unico superstite fu Ludger Sylbaris, detenuto in una prigione di pietra semi sotteranea e salvatosi proprio perché protetto dl piccolo stabile. In meno di tre minuti dall’eruzione, Saint Pierre non esisteva più.

O ancora nel 1883, l’eruzione del celebre Krakatoa in Indonesia, udita in mezzo mondo, che uccise oltre 36’000 persone soprattutto in seguito alle onde di tsunami, mentre le nubi di cenere oscurarono per diversi giorni e in quasi tutto il mondo, la luce del sole.

Un disastro del genere, che fa venire i brividi guardando le foto del prima e dopo che circolano sui social e sui media, ci fa capire quanto in fondo siamo poco preparati e vulnerabili ai grandi disastri che, eruzioni a parte, colpiranno la terra nei prossimi decenni: tifoni, cicloni, ondate di caldo e freddo. Un clima impazzito che chiederà un enorme tributo alla razza umana.

Nel frattempo, le prime navi già fanno rotta verso le isole Tonga, che però distano migliaia di chilometri da ogni porto vicino, situate in un deserto oceanico nel sud del Pacifico. Gli abitanti di Tonga sono costretti, almeno per ora, ad arrangiarsi da soli, con quello che hanno e che è stato risparmiato dalle devastazioni. 

A preoccupare sono soprattutto le risorse idriche potabili, già scarse sulle isole, che ora sono contaminate dalle ceneri. Il governo del regno di Tonga, ovviamente, ha definito questo come un disastro senza precedenti e ha per ora confermato fortunatamente il decesso di poche persone.

Pita Taufatofua, lottatore olimpico e rappresentante delle Tonga, ha lanciato un crowdfunding dichiarando: “Il mondo ci aiuti, i soldi che raccoglieremo serviranno per le famiglie più bisognose”.

Nella disgrazia, i tonghesi sono stati fortunati, visto che questa del vulcano sottomarino Hunga-Tonga-Hunga-Hàapai è ritenuta la peggiore eruzione vulcanica degli ultimi 30 anni. 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!