Per chi ha bisogno di odiare

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“È molto pericoloso quando in una democrazia non ti è più permesso dire quello che pensi”. A dirlo non è il rappresentante di una minoranza perseguitata, bensì il consigliere federale Ueli Maurer. E non è neppure la prima volta che gli esponenti dell’Unione democratica di centro, che è pur sempre il primo partito svizzero, criticano il panorama mediatico elvetico. Reo, dal loro punto di vista, di non dare abbastanza spazio alla loro visione della democrazia.

Da svariati anni il bersaglio privilegiato degli attacchi dell’Udc è soprattutto la Srg Ssr: la radiotelevisione di servizio pubblico. E la strategia per “normalizzarla”, nonostante sia nei fatti un potente vettore del federalismo e dell’inclusione, è quella di ridurre il canone così da imporre una riduzione dell’offerta e consentire ai media privati di sottrarre a poco prezzo gli spettatori.

Insomma, l’Udc e più in generale la destra svizzera, anche se a parole (come quelle di Maurer) si dice preoccupata per la libertà di espressione, in realtà sta sferrando un attacco violentissimo contro la libertà di stampa.

Sono proprio gli ambienti di destra ad osteggiare il cosiddetto “pacchetto di aiuto ai media” in votazione il 13 febbraio. E in un momento di crisi generale per i media (reso più acuto dal perdurare della pandemia), la votazione sarà decisiva per la sopravvivenza dei giornali più piccoli e per la stampa associativa. Il pacchetto costerà alla Confederazione circa 150 milioni di franchi ogni anno e, rispetto al passato, prevede anche dei versamenti a favore dei media elettronici.

L’intervento federale a favore dei media, e questo va pur detto, non è una novità: già negli anni ‘90 del secolo scorso infatti, il cosiddetto “aiuto indiretto” (che consiste nel finanziamento dei costi di spedizione dei giornali), raggiungeva i 90 milioni di franchi annui, ma è poi stato via via ridotto fino agli attuali 30 milioni. Da notare che la scelta di agire sulle tariffe di spedizione è una soluzione pragmatica, perché consente di aiutare tutti i giornali, senza interferire in alcun modo sulla loro linea editoriale come potrebbe succedere con un finanziamento diretto. Il limite di questo tipo di aiuto però, sta nel fatto che i maggiori beneficiari sono inevitabilmente i giornali con le tirature più alte. Quelli che, in altre parole, ne avrebbero meno bisogno, ma è altrettanto vero che le Camere federali criticano questo sistema da un trentennio, senza riuscire a proporre qualcosa di diverso. E questo consente oggi all’Udc di profilarsi nella campagna contro il pacchetto di aiuti, giocando la carta del buon amministratore che non intende sperperare il denaro dei cittadini per aiutare anche gli editori che realizzano utili milionari.

In realtà l’obiettivo dell’Udc è quello di indebolire l’attuale panorama editoriale svizzero così da rafforzare il proprio polo editoriale. Quello creato da Christoph Blocher con Swissregio Media: gruppo editoriale proprietario per il momento di una trentina di giornali regionali. Senza dimenticare TeleBlocher, il Nebelspalter e la Weltwoche che sono nei fatti media legati a doppio filo all’Udc. In particolare la Weltwoche: il settimanale acquistato a suo tempo dal finanziere ticinese Tito Tettamanti che l’ha poi ceduto a Roger Köppel, consigliere nazionale Udc e fedelissimo di Blocher, che ne ha fatto una potente cassa di risonanza di tutto ciò che vuole o non vuole proprio l’Udc.

Insomma, la non troppo segreta speranza della destra svizzera è quella di indebolire i giornali indipendenti e i giornali critici nei suoi confronti, così da riuscire ad influenzare sempre più l’opinione pubblica attraverso i suoi canali. Sulla falsariga di quanto ha fatto e sta facendo con il suo impero mediatico Silvio Berlusconi in Italia, oppure del sostegno offerto da Fox News alla post-verità di Donald Trump.

E le campagne pubblicitarie a base di ratti e pecore nere sono lì a dimostrare che per l’Udc l’informazione non deve puntare alla verità, bensì alla pancia dei cittadini. Soprattutto alla pancia di quelli che hanno bisogno di qualcuno da odiare per sentirsi migliori.

Direi che 150 milioni di franchi per contrastare questa deriva, sono soldi ben spesi.

Alberto Cotti

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