Russia, il passato che incombe

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Se c’è una cosa della quale i russi ancora oggi discutono è del perché l’Unione Sovietica a un certo punto, poco dopo la caduta del Muro di Berlino, sia collassata. Era il 1991. Eppure a trent’anni di distanza dalla dissoluzione dell’Urss, l’impronta che l’impero sovietico ha lasciato nel suo ex spazio d’influenza è tuttora ben presente. Lo si è visto nella recente crisi tra Ucraina e Russia e negli scontri di piazza che hanno scosso il Kazakistan. Un passato ancora in vita che segna confini, rotte geopolitiche del Cremlino e dei suoi avversari. Tutti prigionieri di uno schema mentale duro a morire, quello della guerra fredda.

La fine dell’Unione sovietica per alcuni è stata la “più grande catastrofe geopolitica del XX secolo”. Ad esserne convinto e ad averlo dichiarato pubblicamente nel 2005 è stato lo stesso Vladimir Putin. C’è chi di fronte alla fine di un’epoca ha provato sollievo e una sensazione di gioia e chi invece ancora oggi ha il mal di pancia. Fra i nostalgici, che ancora non se ne sono fatti una ragione, ci sono soprattutto quelli che ancora pensano alla potenza, alla grandeur dell’Urss e alle sue indubbie conquiste.

 La schiacciante vittoria sulla Germania nazista di Adolf Hitler, il primo volo umano nello spazio, lo Sputnik. Inoltre, tra i nostalgici del passato, c’è chi oggi rimpiange la giustizia sociale di allora e la “certezza nel domani”. Due capisaldi della propaganda sovietica e di un modello totalitario che si è comunque sciolto come neve al sole, in maniera inaspettata e repentina. Disattendendo proprio le certezze di quel passato oggi ancora così presente. Presente soprattutto tra i giovani che, in una rilettura perlopiù positiva, ne hanno fatto un oggetto mitico. 

Perché fu proprio la Russia dell’epoca sovietica a raggiungere storicamente l’apice, l’acme della propria potenza e autorità a livello globale. Non a caso, in Unione Sovietica e soprattutto all’estero, i termini Urss e Russia erano praticamente sinonimi. Ed ecco spiegato il motivo per cui, oggi, a Mosca, immaginare l’Ucraina come uno stato filo-occidentale, che potrebbe addirittura entrare a far parte della Nato, è di fatto un’eresia. Lo è la presenza dell’antico nemico sulla soglia di casa. 

Ed è per questo che Putin ha deciso di giocarsi la carta dell’artiglieria pesante. Disposto perfino a invadere l’ex alleato, pur di non ritrovarsi in una condizione ritenuta inaccettabile dal punto di vista geopolitico. E poco potranno fare Joe Biden e suoi alleati per impedire che accada. Pur avendo fatto in più di un’occasione la voce grossa, giocandosi la solita carta delle sanzioni economiche, né gli Stati Uniti e neppure l’Europa faranno la guerra alla Russia di Putin, consci del fatto che ciò che sta accadendo oggi è il riflesso di quanto la Russia è stata solo fino all’altro ieri. 

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