Terza guerra mondiale? Difficile

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Ancora una volta, come diverse volte negli ultimi anni e molte negli ultimi decenni, ci troviamo confrontati con la concreta possibilità di un terzo conflitto su scala globale. In questa occasione, dovuto al dispiegamento di forze al confine ucraino da parte della Federazione Russa. 

Non voglio parlare di questo fatto di cronaca prendendo posizioni in merito al conflitto o difendendo la Russia e le sue azioni, ma è se non altro una buona occasione per discutere di come i media possono influenzare la nostra percezione del mondo e di altre nazioni. 

Partendo dalla possibilità di una nuova guerra su vasta scala, la Russia non è certo il primo “spauracchio” della storia recente. La possibilità di una guerra che coinvolgesse la NATO (e che quindi ci toccherebbe da vicino) era stata sollevata dopo l’assassinio del generale iraniano Qassem Soleimani da parte di Donald Trump, così come lo era stata dopo una recente batteria di test nucleari da parte della Corea del Nord. In entrambi questi casi, la situazione si risolse con un nulla di fatto – ma questo non impedì al panico mediatico di imperversare per mesi. 

Ma perché il conflitto non è mai scoppiato? Principalmente, perché le condizioni non c’erano. Iran e Corea sanno di non poter trarre nulla di produttivo da un confronto diretto con gli Stati Uniti, indipendentemente dall’ostilità dei rapporti con “l’occidente”.

Questo ci porta a considerare nel dettaglio la situazione nelle zone di confine dell’Ucraina orientale. La principale ragione delle recenti preoccupazioni è il massiccio dispiegamento di oltre 150’000 soldati russi nei pressi del confine, che secondo i media e le fonti governative NATO non può che significare un imminente attacco russo. Ma è davvero così?

La situazione nell’area conosciuta come “novorossiya” – o “nuova Russia” è “stabile” dal 2017, data in cui viene firmata la tregua di Minsk: un accordo tra Ucraina e ribelli filorussi per cessare le ostilità. Da allora, periodicamente, viene segnalato ogni movimento di truppe russe nelle vicinanze; questo ci permette di contestualizzare la notizia, ad esempio prendendo nota del fatto che esattamente un anno fa la Russia aveva più truppe nella zona rispetto ad ora. Allo stesso modo, vi è una falla logica nel segnalare la presenza di soldati russi nei pressi del confine come un segno di ostilità. Dai tempi delle invasioni mongole, l’unico confine “a rischio” per la nazione russa è quello occidentale. In un periodo di tensioni, non c’è da stupirsi che la Russia voglia schierare una parte minoritaria delle sue forze (150’000 effettivi su circa 900’000) al confine con un’alleanza assemblata proprio in chiave anti-russa (in principio, anti-sovietica).

Tutto questo può aiutarci a razionalizzare la paura che un conflitto possa scoppiare. Ma ci sono altre indicazioni riguardo a quanto sia improbabile un attacco frontale da parte di Putin. 

In primo luogo, la tregua di Minsk del 2017 è già stata infranta, da ambo le parti, più volte – fornendo alla Russia dozzine di potenziali casus belli che essa avrebbe volentieri sfruttato se vi fosse stata una reale intenzione di invadere l’Ucraina. 

In secondo luogo, l’intervento russo in Ucraina è finalizzato a scoraggiare la nazione a unirsi al patto atlantico, cosa che non può fare finché questo tipo di tensioni a bassa intensità sono in corso. Ergo, con lo status quo la Russia raggiunge il suo obbiettivo primario senza dover confrontarsi direttamente con le forze NATO – forze che, nonostante la fierezza, sa di non poter sconfiggere sul campo. 

In terzo luogo, è a mio parere ingenuo credere che la Russia sia disposta ad “avvisarci” delle sue intenzioni con ampi e vistosi movimenti militari. Siamo stati “colti di sorpresa” molte volte nella storia recente, partendo dalla lotta all’ISIS al recente conflitto tra Armenia e Azerbaijan: una costante della guerra è che per quanto attesa, spesso scoppia senza un chiaro preavviso per permettere all’attaccante di sfruttare l’effetto sorpresa. 

Questa serie di considerazioni deve spingerci a essere razionali nelle nostre paure. Sebbene l’aria che tiri non sia bellissima e il mondo sembri sempre di più indirizzato verso una nuova guerra fredda, la possibilità che la Russia commetta un suicidio politico e militare scagliandosi contro la NATO è minima. 

Bisognerà continuare ad essere attenti nel trattare con la Russia, comunque governata da un’oligarca autocratico, ma come paesi quali la Germania hanno già capito il dialogo pacifico è ancora possibile ed efficace. Al principio della Seconda guerra mondiale, su dei manifesti pacifisti leggevamo “perché morire per Danzica?” suggerendo che una soluzione pacifica fosse possibile. Ora il mondo è cambiato, le guerre si combattono in molti modi, e pertanto soprattutto l’Europa deve chiedersi “perché morire per la Novorossiya?”.

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