Tic, tac, tic… boom!

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A che ora è la fine del mondo? Cantavano i R.E.M. e Ligabue. Bella domanda. Del resto l’Apocalisse non è solo uno dei tanti capitoli che compongono la Bibbia. No, oggi più che mai, questa eventualità è dietro l’angolo. Il rischio è perfino maggiore di quando su tutti noi, negli anni della guerra fredda, aleggiava lo spettro di un conflitto atomico. Stando all’orologio dell’Apocalisse, all’ora del Doomsday Clock manca poco più di un minuto alla mezzanotte che corrisponde all’ora prevista per l’autodistruzione della specie umana.

Mancano appena cento secondi alla fine di tutto. Si tratta del momento più vicino di sempre al giorno (o forse sarebbe meglio dire all’ora) del giudizio. È quello che ci dicono, per il terzo anno consecutivo, gli esperti del Bulletin of the Atomic Scientists, un comitato che comprende anche 11 premi Nobel e che proprio quest’anno ha compiuto 75 anni. Il loro calcolo poggia sulle minacce che ci arrivano da armi nucleari, cambiamenti climatici, tecnologie che non sappiamo controllare ma anche dalla pandemia di Covid-19. 

Tutti questi fattori sono inoltre stati aggravati da “un’ecosfera corrotta dell’informazione che mina il processo decisionale razionale”. Così si legge nel rapporto che annualmente fa il punto sui pericoli che incombono sul genere umano. Da tempo, in cima alla lista, c’è il pericolo di un conflitto nucleare. Oggi più concreto che mai, dato che lo sviluppo da parte di più paesi di un arsenale nucleare ha portato a un indebolimento di questo tipo di deterrenza. Inoltre oggi la guerra si è fatta anche cyber.

Se a tutto questo aggiungiamo pure l’assenza di un chiaro ordine mondiale, e che quando non c’è più ordine anche le regole del gioco si fanno meno chiare, ecco che il rischio di un malinteso all’origine di un possibile conflitto si fa ancora più grande, con tutto quel che ne potrebbe comportare. Russia, Usa, Gran Bretagna, Francia, Cina, Pakistan, Israele, Corea del Nord e India possiedono la “bomba” e malgrado tutti i buoni propositi del caso non è assolutamente detto che non ne faranno mai uso.

Così, l’idea di un orologio che sensibilizzasse le persone rispetto a quanto l’umanità sia vicina alla sua fine, malgrado possa sembrare soprattutto una bella trovata dal punto di vista scenico, in realtà poggia su solide basi scientifiche. Il Bulletin of the Atomic Scientists venne fondato nel 1945 da Albert Einstein, Robert Oppenheimer e da altri scienziati dell’Università di Chicago che durante la seconda guerra mondiale avevano contribuito a sviluppare le prime armi atomiche all’interno del Progetto Manhattan. 

Di fronte alle conseguenze del proprio lavoro, incapaci di rimanere a guardare senza muovere un dito, Einstein e compagni costituirono un comitato con l’intento d’informare l’opinione pubblica e i responsabili politici sulle minacce create dagli stessi esseri umani. E fra i progetti portati avanti da questo gruppo di scienziati, quello dell’orologio è stato finora senza dubbio il più famoso. Un monito che è anche “un simbolo di pericolo, di speranza, di cautela e della nostra responsabilità reciproca”.

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