Un nuovo anno… col razzo

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Nella giornata della Epifania i media statali di Pyongyang hanno enfaticamente annunciato il primo lancio del nuovo anno, un missile ipersonico ha colpito un bersaglio predeterminato a una distanza di 700 chilometri. 

Così si aggiunge un altro tassello al mosaico della corsa al nucleare della Corea del Nord, dove il leader massimo Kim Jong Un adora perseverare nelle prove di forza ignorando con cicciuta disinvoltura la fame boia della sua gente, carinamente sollecitata a mangiare “i cigni neri per evitare la carestia”.

E che razzo, verrebbe da dire, ma quando mai questo irritante dittatore rinsavirà , improvvisamente assalito da un minimo e larvato senso di colpa nei confronti del suo popolo, spesso beffardamente stipato – a beneficio della clownesca propaganda- nella vastissima piazza della capitale ?

Intanto il tiranno si diverte, con la sua immutabile espressione da cinico praticante, ad alimentare le esibizioni da baraccone del suo sconfinato esercito, applaudendo ai soldati tapini che spaccano mattoni con i gomiti e spezzano catene gonfiando i petti come mantici in calore.

E poi che godimento il collezionare fotografie da album degenerato dove la sua stazza, pur lievemente alleggerita, primeggia fra un gruppo di piloti da combattimento incapsulati nelle uniformi color verde oliva : eccettuato “l’uomo razzo “, una sorta di parodia del supereroe infilato in una tuta dai fiammanti colori, così aderente da distogliere quasi l’attenzione dal copricapo rosso e blu, che evoca un preservativo destinato al paracadutista che si getta da bassissima quota sfidando l’amplesso con il destino.

Kim Jong Un, emblematico esponente della commedia dell’arte surrealista, firma quotidiani proclami che vietano i jeans già vietati e l’uso dei cappotti di pelle e l’ostentazione delle chiome fluenti, in una sarabanda di censure dove le pene lievitano di volta in volta : e quando poi deflagrano le ingessate commemorazioni della scomparsa del suo babbo Kim Jong , lui fa saltare il banco allungando i periodi di lutto dove impera il precetto secco che inibisce perfino la libertà di una risata o di una attività ricreativa , cassando la peccaminosa abitudine del parlare ad alta voce.

Se alla sua sorella monta il ghiribizzo di aprire una discorso di pacificazione con la Corea del Sud, lui gonfia le tonde gote e soffia sulla inutilità dei vezzi diplomatici  comunque sempre “prematuri” e se  qualche insulso consigliere si azzarda a prospettare una limatina ai pilastri statalisti di un isolazionismo frutto della perpetua vendemmiata di sanzioni internazionali, il tondo autocrate comincia a sniffare rabbia e contrarietà, evocando la propensione azzannante delle tigri messe a dieta.

Mentre oltre il quaranta per cento del suo volgo soffre di cronica malnutrizione, ritorna il tormentone del rilancio delle attività volte a generare montagne di carne di coniglio e di struzzo con una deviazione che suggerisce l’alternativa del cigno nero, quel cigno nero che resta la metafora spesso utilizzata per spiegare il concetto dell’improbabile che governa le nostre esistenze.

Kim Jong Un sfoglia il manualetto dell’intellettuale imperfetto e si informa circa la nidificazione del ” Black Swan” le cui uova vengono incubate fra i 36 e i 40 giorni: cribbio, la periodicità risulta  pari pari alla frequenza dei lanci dei suoi adorati irrinunciabili missili.

Non commestibili ma irresistibili, infallibili, indistruttibili, espansibili e imbattibili.

Per la serie: le rime di un buon despota non finiscono mai. 

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