Un territorio assassinato

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La bellezza ma pure la fragilità e il degrado del territorio ticinese non lasciano indifferenti. Un amico romando ha recentemente soggiornato per la prima volta in Ticino. Non aveva particolari preconcetti o aspettative. 

Solo un caldo sole di gennaio, cielo azzurro, camelie e calicantus corrispondevano alle immagini da cartolina. Abbiamo visitato Lugano, Locarno, Rivapiana, Ascona, Origlio, Morcote e il Mendrisiotto. 

Continuava a ripetere: «Con tutto il potenziale paesaggistico che c’è come avete potuto rovinare così il territorio?» Non si riferiva solo alle distese di capannoni fra Tenero e Giubiasco, fra Rivera e Agno e nella Campagna Adorna, ai depositi di migliaia di auto d’occasione, alla miriade di strade e posteggi, agli assurdi svincoli all’americana di Mendrisio, ai ripari fonici fra Melide e Bissone e ai muri di cemento di Camorino, Taverne e Paradiso. Continuava a dire: «Avete assassinato il vostro territorio». E man mano che si visitava vedevo questo mio cantone attraverso i suoi occhi, vedevo quello che vedo ogni giorno ma che l’abitudine cancella.

Vedevo quell’accozzaglia di stili architettonici spesso vomitevoli e dai colori immondi che occupano quasi tutte le zone abitate del Ticino. Vedevo i casermoni che hanno cancellato per sempre la memoria del Quartiere Rusca di Locarno, le facciate spesso fatiscenti in Città Vecchia, lo scandaloso degrado dell’area del Grand Hôtel e il gigantesco resort di lusso in costruzione all’Esplanade. E mentre questo mio amico si copriva gli occhi per non vedere, e non scherzava, da Rancate e Castel San Pietro vedevo fra Chiasso e Capolago una distesa che non lascia spazio e nessun bel vedere, un ammasso di forme informi di metallo, cemento e catrame il cui culmine dell’orrore architettonico si esprime allo svincolo di Mendrisio, la notte.

Poi, finalmente, dopo aver passato i cubi colorati che snaturano il nucleo di Morbio Superiore, si respira: la Valle di Muggio sembra conservare un fragile equilibrio fra speculazione, sfruttamento del territorio, cattivo gusto architettonico e bellezza del paesaggio. La stessa impressione l’abbiamo avuta guardando Meride oppure i nuclei storici di Origlio, Morcote, Ascona e Rivapiana dai rispettivi laghi. Oasi di bellezza dove l’urbanicidio non sembra presente e dove trovi l’illusione che siamo ancora un bel cantone.

Lugano invece ha colpito il mio ospite per la bellezza del Parco Ciani e la vista sui dintorni dal lungolago. Per il resto, la quasi assenza di centro storico, l’anonimo vetro e cemento della City e la quantità di auto in circolazione rispetto al ridotto numero di persone incontrate nelle vie pedonali gli ha fatto sfuggire un «mais quelle tristesse!» 

Sarebbe interessante sapere se quanto risentito dal mio ospite è in parte condiviso da altri turisti. Potrebbe spiegare l’inesorabile diminuzione dei pernottamenti pre pandémia. Perché, salvo rare eccezioni.in certe valli e sulle vette, abbiamo trasformato il Ticino in un brutto posto. L’unica nostra risorsa è il territorio, non è rinnovabile e la stiamo consumando sacrificandola sull’altare delle illusioni di un benessere che per certi politici e imprenditori si basa ancora solo sull’aumento delle zone industriali e commerciali, delle aree abitative e delle corsie autostradali. Il tutto con la scusa dell’aumento dei posti di lavoro (che in gran parte vanno a non residenti). 

Ancora e sempre c’è chi urla in tv che solo una piccola percentuale del territorio è sfruttata, dimenticando di dire che il resto è composto da laghi, montagne e dirupi. C’è chi afferma che Lugano è una città verde perché ha disposizione i boschi del Boglia e della Val Colla. Ma non è quello il verde di cui ha bisogno chi vive in città. E c’è chi, come ai tempi della votazione sulla legge edilizia nel 1969, cerca di far paura affermando che i piccoli proprietari devono poter fare quello che vogliono con i loro beni. Cinquant’anni dopo abbiamo visto come è andata a finire. Perché non vogliamo cambiare rotta e ritrovare quelle emozioni che ti fanno dimenticare quelle parti del nostro territorio svenduto, bistrattato, sfruttato, rovinato, consumato, insultato, offeso, inquinato, trafficato e lobotizzato?

Di Francesco Mismirigo

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