Washington: sventato colpo di Stato?

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Poco più di un anno fa, Joe Biden prestò giuramento quale 46esimo presidente statunitense. Ma ci è mancato poco, ma veramente poco, che l’ex presidente Donald Trump potesse rimanere al suo posto.

Ecco i fatti:

Ormai sappiamo dell’insurrezione che ha portato decine di migliaia di sostenitori dell’ex presidente ad invadere il Congresso americano il 6 gennaio 2021 che ha causato diverse vittime tra poliziotti ed eversori. A tutt’oggi, centinaia di partecipanti sono stati individuati e condannati, e undici presenti all’assalto, membri di un gruppo organizzato di estrema destra denominato gli Oath Keepers, appariranno presto in tribunale per rispondere all’accusa di cospirazione sediziosa che comporta una pena fino a venti anni di reclusione.

Nel cuore della notte tra il 6 e il 7 gennaio, con il vice-presidente Mike Pence a guidare i lavori, il Congresso ratifica il voto del collegio elettorale dichiarando la vittoria di Joe Biden e la vice-presidente Kamala Harris, permettendo a loro di entrare in carica il 20 gennaio.

Per il ruolo avuto nel promuovere l’attacco al Congresso, Trump è stato condannato il 13 gennaio con un secondo impeachment da parte della Camera dei Rappresentanti. La successiva accusa per alto tradimento in Senato, pur ottenendo la maggioranza dei consensi grazie al voto di sette senatori repubblicani, non ha raggiunto il quorum di 2/3 necessario per la condanna definitiva. Nonostante l’impeachment e le pressioni per le sue dimissioni, Trump rimase al suo posto un’altra settimana durante la quale esercitò il suo potere di concedere grazie e commutazioni della pena per circa 200 condannati, tra i quali amici, agenti del Mossad, rappers e finanziatori della sua campagna elettorale.

Il 1. luglio scorso è stata instaurata una commissione d’indagine parlamentare con la forte opposizione dei deputati repubblicani che temono le ire del loro leader e la sua influenza sui loro elettori. Tant’è che gli unici due rappresentanti dell’opposizione in commissione, Liz Cheney del Wyoming e figlia dell’ex vice-presidente Dick Cheney, nonché ex numero tre nella leadership dei deputati repubblicani, e Adam Kinzinger dell’Illinois, sono stati censurati dai rispettivi comitati di partito statali. Kinzinger ha già annunciato che non si ripresenterà alle elezioni in novembre a causa delle pressioni subite da Trump, mentre la Cheney subirà l’opposizione da parte del suo partito che invece sosterrà i candidati fedeli a Trump.

Fin qui tutto chiaro o quasi. Senonché è ora chiaramente emerso che il tentativo di golpe del 6 gennaio 2021, non fu un evento dettato dalla disperazione dei supporters di Trump per cambiare il risultato elettorale, bensì un’azione orchestrata dalla Casa Bianca e organizzata nei minimi dettagli che solo la solidità morale di alcuni funzionari e la pavidità di Mike Pence ha potuto sventare.

Il 24 gennaio scorso una funzionaria del dipartimento di giustizia ha confermato infatti che è in corso un’indagine criminale federale nei confronti di diverse persone in sette stati vinti da Biden: Arizona, Georgia, Michigan, Nevada, New Mexico, Pennsylvania e Wisconsin, che hanno apparentemente falsificato i certificati dei rispettivi Grandi elettori in favore di Trump. Questi certificati erano stati inviati al Senato per sostituire quelli degli elettori democratici, sostituzione che Pence infine non ha accettato di effettuare. Da qui il “Hang (impicchiamo) Mike Pence” gridato dagli insurrezionisti, con tanto di cappio fuori dal Campidoglio. Il suo rifiuto di compiacere Trump poteva effettivamente costargli la vita se non per la pronta reazione delle sue guardie del corpo che lo hanno scortato fuori dall’aula del Senato pochi secondi prima che la stessa fosse invasa dai sostenitori di Trump. 

Ma non è tutto. È pure emerso un ordine esecutivo che Trump fece redigere prima del Natale 2020 che chiedeva l’intervento dell’esercito per effettuare il sequestro di tutte le macchine di votazione elettroniche che, secondo lui, erano state manomesse in favore di Biden. L’ordine avrebbe sospeso qualsiasi certificazione delle elezioni almeno fino a quando non si fosse accertata la regolarità del voto, mantenendo nel frattempo Trump alla presidenza. L’ordine alla fine non fu firmato, ma è ormai chiaro che l’ondata di dimissioni dal governo, tra cui quella del ministro della giustizia Bill Barr, furono causate dalla minaccia presentata da questo ordine. L’ondata di dimissioni terminò grazie al fatto che l’ordine non fu eseguito, ma anche grazie alla decisiva presa di posizione del capo di stato maggiore dell’Esercito generale Mark Milley, contrario all’uso politico dell’esercito all’interno del territorio americano.

La situazione è ancora molto fluida e il lavoro della commissione parlamentare d’indagine non è ancora terminato, ma è ormai chiaro che la democrazia americana rimane in bilico. Non sappiamo ancora se lo stesso Trump verrà messo in stato di accusa, nonostante tutti gli indizi puntino nella sua direzione, ma è evidente che su di lui pesano questo e altri gravi casi giudiziari, criminali e civili. La legge americana permette ad un indiziato di partecipare alle elezioni presidenziali e a quanto pare, nessuna legge vieta ad un pregiudicato di esercitare la presidenza mentre è in esilio, finché il Congresso lo permette. Può sembrare assurdo pensarlo, ma visto anche che in 19 stati, tra cui alcuni stati chiave come il Texas, Georgia e Florida, la legge elettorale è stata cambiata per favorire l’elezione di un candidato repubblicano, forse non è del tutto da escludere che nel 2024 verrà eletto un presidente repubblicano, forse lo stesso Trump, che potrebbe del tutto sovvertire l’ordinamento democratico degli Stati Uniti d’America senza nemmeno dover tentare un nuovo colpo di stato violento.

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