Anche i russi amano i loro bambini

Pubblicità

Di

Due fattori sono fondamentali in questa guerra. Fattori che non sappiamo se determineranno la sua fine prematura, ma che di certo cambieranno profondamente la percezione degli europei nei confronti dei conflitti e della coesione europea.

Il primo lo chiamo “effetto Stalingrado”. La generazione che oggi ha il potere e le sfere d’influenza che detengono il controllo economico e politico sono figli di guerra. Ovvero persone i cui genitori hanno vissuto, quasi tutti anche se da piccoli magari, le conseguenze del più sanguinoso conflitto della storia umana. 50 milioni di morti sono lì a monito e a dimostrazione di quanto la follia dell’uomo sia in grado di produrre.

Vedere le immagini dei profughi nei rifugi antiaerei, sentire termini geografici legati all’offensiva italiana e tedesca e poi alla controffensiva sovietica di 80 anni fa, crea brividi che altre guerre non hanno mai creato. Kiev, Ucraina, Dnepr, Odessa, la Crimea, sono termini che ricordano fortemente quella guerra che devastò l’Europa, toponimi in grado di evocare ombre nere e fantasmi che pensavamo sepolti.

La sensazione, instillata in molti di noi (anche io appartengo a quella generazione) dai nostri genitori, riemerge insidiosa, come un coccodrillo che affiora in una palude. Questo sentimento è anche, probabilmente, alla base della coesione europea immediata. Una chiusura a riccio che, interessi a parte, ha radici profonde ed emotive.

Il secondo è l”effetto social”. Dico cose ovvie? Non tanto. L’ultima guerra europea è stata quella della ex Jugoslavia. Potentemente mediatizzata, era ancora libera però dai social media. Come sappiamo, quest’ultimi non solo polarizzano, ma permettono di vedere, in tempo reale, ciò che succede, o perlomeno ciò che vuole farti vedere chi filma o produce il video. Che ci siano le fake news è un dato di fatto, lo sappiamo benissimo. Entrambe le parti ci giocano. Eppure, la potente narrazione di Zelensky, astuto fruitore di media, crea un icona di resistenza che non possiamo che in qualche modo ammirare. Chi di noi non ha pensato che vorrebbe vedere uno dei suoi politici di riferimento comportarsi alo stesso modo? Zelensky lo sa. Usa Instagram e Twitter con intelligenza e con la sapienza di un uomo aduso ai media. Il Beppe Grillo dell’Ucraina sta dando non solo forza morale ai suoi, ma sta creando profondo sdegno che, sommato all’”effetto stalingrado” coagula l’opinione pubblica europea attorno alla sua causa.

Ogni soldato ucraino che posta il video di quando saluta i figli o la mamma, ogni militare che parte per una missione, ogni esplosione di stabili civili, ridonda sui social, creando la storia dell’Ucraina e della sua resistenza.

E la Russia? Popoli fratelli, quello ucraino e quello russo, con parenti da una parte all’altra di quel confine, subiscono anch’essi una volta scremata la propaganda di regime, perché di regime si tratta, questa narrazione. Sarò falso profeta, ma i russi, anch’essi preda dell’”effetto Stalingrado”, non possono non riconoscere nella resistenza ucraina, la stessa resistenza che mosse i loro genitori e nonni sul volga 80 anni fa. Se Putin sperava di catalizzare il suo popolo contro i “nazifascisti”, usando una retorica ben presente nell’immaginario collettivo russo, ha fatto i conti senza l’oste. Quella stessa retorica rischia di rivoltarglisi contro, se fossero i russi stessi a dover apparire ai propri occhi, più aggressori che “liberatori”.

Una certezza c’è. Questa guerra è la prima in Europa che vede un massiccio uso della propaganda, propaganda gonfiata a dismisura da un mezzo tecnologico che non entra solo nelle case, ma nell’intimità personale degli individui. Quando ogni smartphone è l’emanazione del suo possessore, quando si vedono i volti e le lacrime degli ucraini, che alla fermata del bus (con dietro di loro la pubblicità di Ikea o Jvsk) mentre abbracciano i figli, essere indifferenti è impossibile. Lo è per noi, lo è per i russi. Perché anche i russi, come diceva Sting in una sua canzone “…amano i loro bambini”*

*Russians, dall’album “The dream of the blue turtles”, Sting, 1985

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!