Boneff e la vignetta censurata

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Io sono collega di Armando Boneff, in Ticino non siamo in tanti a fare vignette satiriche, anzi, ci conti sulle dita di una mano. Fare satira in Ticino poi è difficile. Nessuno ti copre le spalle e offendi qualcuno appena intingi il pennino nella china.

Con Armando andiamo d’accordo. Pur avendo visoni abbastanza antitetiche del mondo, ci rispettiamo, scherziamo e ci punzecchiamo bonariamente. E come collega, non potevo esimermi dal dare spazio a una sua giusta rivendicazione, riguardante un brutto atto di censura. Nemmeno attuato dal cliente che gli aveva commissionato il lavoro, ovvero il comitato di carnevale di Lugano, ma dallo stampatore che avrebbe dovuto dare corpo ai pungenti disegni di Armando. In un suo post, Armando, esprime tutta la sua amarezza per un agire che è indegno di un paese civile e che ci fa capire quanto i legami che si infiltrano nel sottobosco dell’economia, della politica e dell’informazione in Ticino siano belli saldi, anche se non alla luce del sole:

“ Sembravo esagerato quando esprimevo timore per la concentrazione dei media in pochi editori ticinesi, che possono condizionare a piacere l’informazione e voilà, ho provato di persona quanta arroganza possa essere messa in campo, perfino in occasioni marginali. Ho allestito il giornalino di carnevale di Lugano su commissione del locale Comitato carnevale, che ha preso un accordo con il Corriere del Ticino per la stampa e la distribuzione sul territorio comunale. Ebbene, l’editore del Corriere, all’ultimo momento ha intimato di togliere una vignetta sul sindaco pena l’annullamento dell’accordo. Se fosse stata un mia pubblicazione, vista l’ingerenza nella pubblicazione di un ente esterno al giornale (arroganza inaudita!) avrei sicuramente rinunciato alla pubblicazione di tutto, ma lavorando per conto terzi mi sono adeguato a malincuore.

Fa ridere davvero la censura su un giornale carnascialesco, invece fa “piangere” che il Corriere del Ticino abbia accettato le vignette su altri personaggi, esprimendo così una scala di valori fra personaggi di serie A e di serie B (se lo fa a carnevale, chissà nel resto dell’anno…!).”

Qui sotto riportiamo la vignetta (pure carina), con la consapevolezza che non c’è modo più stupido per far circolare una cosa del genere, che cercare di insabbiarla. Raffigura il sindaco di Lugano col naso rosso e il bicchiere in mano visto che, secondo la vox populi, Foletti è un estimatore entusiasta della produzione vinicola locale.

Armando si scontra con un modo di pensare che io in passato, col Diavolo ho cercato di evitare per anni. Il vantaggio della nostra pubblicazione è che essendo stata indipendente, non subiva ingerenze o se le subiva se ne impippava abbastanza. Eppure, nella lunga carriera del Diavolo, due volte è capitato che lo stampatore si rifiutasse di far uscire una pubblicazione. I casi sono due. O mandi al diavolo lo stampatore e te ne vai (se hai il potere di farlo) o mandi giù, come ha fatto Armando. Anche perché ha ragione quando dice che la professionalità gli imponeva di adeguarsi.

In un cantone dove ce la si fa sotto per una virgola, il gruppo del Corriere dimostra che certe sfere di potere non vanno toccate, e questo non mi stupisce più di quel tanto. Il Diavolo fu censurato da Salvioni, editore della Regione una ventina di anni fa per un motivo similare.

Ma la satira è libera e se le metti le pastoie, diventa un simpatico giocattolo che non morde e non sporca, come i corgi della regine Elisabetta. Non puoi volere la spogliarellista e poi strillare come una beghina se ti mostra le tette. 

Al corriere consigliamo di assumere un bravo disegnatore allora, di scrivergli le battute e di metterlo al lavoro. È l’unico modo in cui possono fare satira senza pestare i piedi a nessuno.

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