Diritto alla morte? Ancora no

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La Svizzera è uno dei pochi paesi al mondo dove è legale il suicidio assistito. Sia chiaro, il protocollo per accedervi spesso dura molti mesi, con l’apporto di esperti e psicologi. Solo chi è veramente convinto di ciò che sta facendo, arriva alla fine dell’iter.

Per chi sta “bene”, è difficile capire quanto la morte possa essere un sollievo a certi livelli e come la vita sia un calvario di dolore, fisico e psichico, insopportabile.

In Italia, paese che ospita il Vaticano e profondamente cattolico, da anni ci sono privati e associazioni che lottano per avere una legge che permetta a chi lo desidera di potersene andare con dignità. Una legge ritenuta da molti ormai urgente e necessaria,. 

È però proprio la legge, che con la decisione della corte costituzionale, blocca il referendum promosso dalle associazioni pro-suicidio assistito, che avrebbe reso legale l’eutanasia.

La Corte costituzionale è in fondo e di solito una buona cosa e servirebbe disperatamente anche da noi. Un gremio di giudici che decidono se le iniziative, i referendum, hanno gli estremi legali per essere messi al voto o cozzano contro le leggi, appunto, della costituzione.

Troppe volte in Svizzera, con l’eccesso di democrazia che vige nel nostro ordinamento, ci siamo trovati a votare articoli che poi, a posteriori, non risultavano applicabili proprio perché andavano in contraddizione con leggi superiori.

Ecco a che serve la Corte costituzionale, a evitare che si vada al voto inutilmente. Ed è, purtroppo, il caso del referendum della Legge sull’eutanasia. Fuori luogo sono le reazioni associazioni pro-vita ( di matrice cattolica e di destra) che esultano. La Corte costituzionale non ha sancito l’impossibilità di creare una legge sull’eutanasia, ma ha riscontrato un problema di forma nella presentazione del referendum. La corte ha motivato:

” a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili”

Punto e a capo. Ciò significa che l’Italia, viziata da secoli di cattolicesimo e patria di una religione che vede l’eutanasia come una violazione delle leggi di Dio, torna ai piedi della scala. Una scala erta e faticosa che molti percorrono da decenni. Chi non ricorda la lotta triste e commovente di Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare, attivista radicale per il diritto all’eutanasia? Welby portò alla ribalta il tema dell’eutanasia, ma dovette aspettare quasi 10 anni, prima che in base alle pressioni e alle sue esplicite richieste gli fosse staccato il respiratore che lo teneva in vita, ritenuto alla fine accanimento terapeutico.

La Chiesa comunque non concesse a Welby i funerali richiesti dalla moglie cattolica con la seguente motivazione:

“… il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica…”

Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni* ex presidente dei radicali ed ex eurodeputato ha dichiarato:

”È una brutta notizia per coloro che sono in condizioni di sofferenza insopportabile contro la loro volontà come una tortura. È una brutta notizia anche credo per la democrazia nel nostro Paese che ha mancato un’occasione di confronto su un tema sociale che poteva collegare la vita delle istituzioni. Sicuramente la battaglia per la legalizzazione dell’eutanasia non solo non termina ma sono fiducioso che la porteremo a compimento con successo magari con nuove disobbedienze civili e ricorsi”.

Ora tocca al parlamento prendere in mano una palla che risulta, se non rovente, ancora bella calda, anche se le resistenze all’eutanasia sembrano diminuire anche nel paese che ospita il Vaticano. Un’imperativo morale per il parlamento che non può ignorare le firme che sono state necessarie per depositare il referendum (500’000 secondo la legge italiana) e le pressioni popolari e dei partiti per trovare una soluzione in tempi brevi. E c’è chi parla, come il pentastellato Giuseppe Brescia di modifiche della legge sui referendum, troppo limitanti.

Alla fine viene da pensare che la civiltà di un paese, forse, non si misura solo nella tutela della vita e dei più deboli, ma anche nel diritto alla morte di chi non ce la fa più e ha il diritto di decidere per se stesso.

* Luca Coscioni è stato una figura attiva nel sociale e nella politica con l’Associazione Luca Coscioni e Radicali Italiani, di cui fu presidente tra il 2001 ed il 2006. La sua vita è stata segnata dalla sclerosi laterale amiotrofica, che lo ha portato alla morte nel 2006 a soli 38 anni

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