Divoora e mastica il lavoratore

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Le polemiche sull’azienda di ordinazioni online di cibo a domicilio non sembrano cessare. Recita il sito di Divoora alla voce “diventa rider” (ovvero corriere per il trasporto di cibo a domicilio): Conosci il territorio e le sue strade? Ti destreggi agevolmente tra le vie della città? Diventa uno dei nostri riders! Sarai inserito all’interno di un contesto dinamico, regolamentato e ben retribuito.

Figo vero? Chi non vorrebbe fare il rider per Divoora? Le cose però non stanno proprio così. Scrivevamo un paio di mesi orsono, all’inizio del contrasto che avrebbe visto intervenire i sindacati e indignato una bella fetta della popolazione:

“Trentacinque centesimi al minuto, calcolati da quando arriva la richiesta al driver fino all’avvenuta consegna del pasto all’affamato cliente. È ciò che chiede il nuovo contratto di lavoro sottoposto a circa 200 driver. Caro Ticino, benvenuto nello schiavismo 2.0.” (leggi qui sotto)

E ancora, per farci capire meglio in quali condizioni lavorano i rider di Divoora: 

“…si parla di salari lordi che vanno dai 0,355 franchi al minuto (quindi 21,30 franchi all’ora) ai 0,363 franchi (21,80 franchi all’ora) per i giovani fino al compimento dei 20 anni, per ogni ordine concluso. Un lavoro a cottimo quindi che tiene conto del numero di comande e il tempo che ci si impiega per farlo. Il prima e il dopo, ovvero i tempi “morti”, invece non viene calcolato. Le spese per la benzina? Se le paga il lavoratore. La tredicesima? Non pervenuta. E se in un giorno non si ricevono consegne? Niente, nessuna remunerazione…”

UNIA e OCST, parlavano allora di contratto illegale. Insomma, una situazione al limite del decoro e che magari lo supera pure. La portavoce di Divoora Giulia dal Bue aveva espresso la posizione dell’azienda.

“Nei tempi in cui il lavoratore non è ‘a missione’ non viene retribuito, ma questo perché ha la piena possibilità di gestire il proprio tempo come preferisce. Il datore di lavoro non obbliga il dipendente ad accettare alcuna comanda: si ha una situazione ‘win win’, con tantissimi dipendenti contenti. La flessibilità è molto apprezzata”.

Eh già, win win, vincono tutti, certo. Di sicuro vince Divoora. E chi si illudeva che ci sarebbe stato un miglioramento, vede le proprie speranze sbandare come un rider esausto in un fosso. Divoora ritiene la petizione dei sindacati tendenziosa (cosa peraltro ovvia visto che i sindacati difendono la posizione dei lavoratori),e  in queste ore, ha diramato un comunicato:

“Il contenuto delle premesse alla petizione, della petizione stessa, la descrizione delle circostanze che hanno portato ad essa, le informazioni riguardanti le nostre condizioni contrattuali e quelle di svolgimento del lavoro, sono tendenziose, incomplete e non corrispondenti alla realtà” 

Inoltre Diovoora minaccia cause legali in seguito alla proposta sindacale di boicottaggio, che danneggerebbe l’azienda. L’azienda di consegne a domicilio conclude:

“… Divoora non intende mettersi a disposizione e partecipare a un incontro con fini volutamente provocatori”.

In poche parole: cattivi sindacati noi con voi non ci parliamo. A questo punto anche noi, facciamo valere il nostro peso di consumatori e di sicuro non faremo capo a Divoora per farci consegnare alcunché. È un nostro diritto di cittadini e di consumatori. La speranza è che i nostri lettori facciano altrettanto

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