Freaks, novant’anni dopo

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In passato venivano brutalmente definiti “fenomeni da baraccone”. Freaks, in inglese. E il “Freaks show” era lo spettacolo degli orrori che caratterizzava molti dei circi itineranti d’inizio Novecento soprattutto oltreoceano. Il Circo Barnum, per esempio, era fra questi. Ed è proprio in un circo che è ambientato il film del 1932 diretto da Tod Browning. Intitolato Freaks, appunto. Interpretata da veri “fenomeni da baraccone”, la pellicola oggi è unanimemente considerata come uno dei più grandi cult movie di sempre. Un film che quando uscì novant’anni fa, come spesso capita con le opere troppo avanti sui tempi, fu vissuto dal pubblico come un pugno sferrato alla bocca dello stomaco, ma anche Hollywood non lo digerì. 

Eppure oggi è considerato un classico. Forse perché l’umanità di cui è intrisa la storia raccontata ha una valenza universale. Che travalica anche la deformità fisica dei protagonisti. Una diversità che, se inizialmente spaventa, crea distanza e diffidenza, poi diventa un dettaglio insignificante di fronte a ciò che ci rende umani e lo fa a dispetto dell’involucro che questa caratteristica la contiene. 

Freaks racconta le vicende di un circo in cui, un gruppo di persone con gravi deformità fisiche, si trova ad avere a che fare con un paio di farabutti. Due cosiddette “persone normali” capaci di nascondere ben altro dietro a questo loro modo di apparire. In pratica la storia raccontata è un’amara e corrosiva metafora sulla diversità, perché troppo spesso è proprio dietro alla normalità degli individui comuni che si nasconde la vera mostruosità. 

“Siamo terrorizzati ma allo stesso tempo in preda alla vergogna per il nostro raccapriccio. Perché sappiamo benissimo che non si tratta di mostri ma di esseri umani come noi. Consci che, ad ingannarci, sono state le nostre più recondite paure ancestrali, dato che la più terribile disumanità che possiamo incrociare sul nostro cammino siamo proprio noi stessi. Ognuno dei freaks siamo noi, ognuno di noi è uno di loro”, scriveva nel 1972 il critico cinematografico Andrew Sarris in un saggio sul cinema horror.

E, a novant’anni di distanza, il film di Browning rimane un’opera anomala e, per certi versi, tuttora maledetta. La prima versione del film venne censurata. Alcune scene furono eliminate. In Inghilterra ne fu vietata la visione per quasi trent’anni. Fu solo a partire dalla fine degli anni Sessanta che il film venne riscoperto e rivalutato per ciò che è davvero. Un’opera capace di commuovere e di mostrarci senza filtri ciò che siamo realmente.

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