Green pass o lockdown? Parla la Crusca

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Come dimenticare l’Alberto Sordi di “Un americano a Roma” che scimmiotta l’american way of life mangiando schifezze per poi tornare a più miti consigli, riconciliandosi con la propria italianità, grazie ad un bel piatto di pasta e fagioli. Ecco. Probabilmente la stessa cosa dovrebbe valere anche per la lingua di Dante che purtroppo, sempre più spesso, è infarcita di anglicismi quasi mai realmente necessari dato che, la ricchezza dell’italiano, non è certo inferiore a quella dell’inglese. Eppure, per una strana forma di provincialismo, o peggio di sudditanza, la nostra lingua è un continuo fiorire di brutte parole usate a sproposito.

Spammare o non spammare? Perdonami, ti devo lasciare, devo fare una call. Aspetta un attimo che provo a loggarmi. Non hai trovato nulla? Riprova a googlare.  Le espressioni e le parole che affondano le proprie origini nell’inglese sono davvero molte e continuano a crescere giorno dopo giorno. Anche la pandemia, fin dall’inizio, ci ha regalato una lunga lista di termini rigorosamente inglesi. Spillover, smart working e lockdown, giusto per citarne qualcuno. 

Parole che si sono diffuse nella lingua scritta e parlata, certo. Ma che, come nel caso di green pass, in inglese neppure esistono con quel determinato significato. Il lasciapassare dato dalla vaccinazione in Inghilterra e oltreoceano ha un altro nome. Noi abbiamo creato di sana pianta una parola inglese che, in inglese, nemmeno esiste. Il “lasciapassare verde” è il frutto malato di una ricerca esasperata della parola che fa figo. Che ha un peso specifico diverso perché è in inglese. E allora, se è in inglese, fa subito scienza. 

“Espressioni che sono diventate di uso più o meno comune e che hanno origine vera nell’inglese, come ‘lockdown’, oppure sono finte, perché hanno un aspetto inglese, sì, ma privo di riscontro nell’uso degli anglofoni nativi. Quest’ultimo è il caso del ‘green pass’, espressione, come è stato ormai appurato, priva di circolazione in Usa e in Inghilterra, fortunata solo in poche nazioni, tra cui l’Italia, e priva di ufficialità anche nell’Europa unita”, a dirlo è il presidente dell’Accademia della Crusca, Claudio Marazzini.

In Inghilterra, il green pass, si chiama Digital Covid certificate. E molte delle parole meno comuni e altisonanti della lingua di Albione, hanno una radice latina perché oltremanica, nelle loro scorribande, a un certo punto ci arrivarono perfino i romani portando in dono la propria lingua che oggi ritroviamo in molte loro parole. Per esempio, sponsor è una termine latino. Non inglese. Che originariamente significava garante, padrino.

Ecco perché la regola aurea dovrebbe poggiarsi su di un antico adagio che racchiude al meglio certa saggezza popolare di cui dovremmo far tesoro proprio come l’Alberto Sordi di “Un americano a Roma”. Parla come mangi. Evitando di riempirti la bocca di parole altre che non sono necessarie e non sono figlie di una tradizione gloriosa che fa parte di ognuno di noi. La nostra lingua andrebbe preservata come si dovrebbe fare con un leccio secolare oppure con una bella villa d’epoca che non merita di essere sfregiata con chissà quale ristrutturazione voluta dal primo architetto che passa, desideroso di metterci del suo. 

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