I giochi più insostenibili di sempre

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A lasciare perplessi e sviliti, la foto della pista di freestyle a Pechino, una scia bianca e solitaria in una zona industriale, un rettore nucleare o quello che è, alle sue spalle.

Sulla parete di cemento, perché non mettere nulla era peccato, il logo delle olimpiadi invernali. Un immagine che ha veramente del surreale. 

Ora: io sto allo sport come un usignolo a un cesto di cocomeri, appartengo a quell’esigua schiera di persone che lo sport lo ignora senza pericolo di avere dubbi o ripensamenti. Se mi muovo lo faccio sull’onda di un entusiasmo o di una passione, passeggio in montagna o nelle nostre campagne, vado a esplorare gli angoli del lago col mio kayak.

E da scemo alieno alle discipline sportive, ho l’illusione che olimpiadi invernali significhi andare in posti dove la neve c’è, in paesi alpini, o nordici. Che so, l’Austria, il Canada, la Svizzera. Ma anche paesi meno avvezzi agli sport invernali, che però abbiano uno straccio di arco alpino da mettere lì in mostra, coi picchi imbiancati, gli abeti, le marmotte e l’aria cristallina e tagliente dell’altitudine.

Negli ultimi tempi, suppongo che i dettami del business travalichino la nostra voglia di vedere degli sport invernali esercitati nel loro naturale habitat. Ecco allora che gare di sci, come in questo caso, si svolgono in uno scenario che se non è apocalittico, ma poco ci manca, dove esili scie bianche devono affrontare mostruosi catafalchi cementizi come coreografia, a sostituire gli indomiti graniti alpini innevati.

E non è una critica alla Cina ma al sistema. I campionati di calcio che si terranno a fine anno nel deserto del Qatar la dicono lunga su quanto i soldi concorrano più dello sport a designare location perlomeno assurde.

Quelli di Pechino, definiti “i giochi più insostenibili di sempre” mettono sotto la lente l’assurdo di piste innevate artificialmente su montagne brulle e aride. Sulle barricate gli ambientalisti, soprattutto per il messaggio negativo che si manda. La geologa e idrologa Carmen Jong, dell’università di Strasburgo, ha dichiarato che per tanto così i giochi si potrebbero tenere anche sulla luna o su Marte. D’altronde come darle torto, su Marte è stata da tempo confermata la presenza di ghiaccio.

Scherzi a parte, in un mondo inquinato, in affanno e dove molti cercano di mettere una pezza al disastro climatico, segnali di questo tipo fanno retrocedere la lancetta dell’urgenza, dando a intendere che tanto possiamo fare quello che vogliamo e dove vogliamo. I cinesi, che non sono scemi, rimandano le accuse al mittente: l’acqua per i cannoni sarà riciclata e l’energia utilizzata proviene la 100% da fonti rinnovabili.

Ok, bene, applausi. Però quelle striscette bianche sul terreno brullo o in mezzo al cemento mettono tristezza e ci fanno ricordare come abbiamo perso il senso del divertimento per rincorrere il letale business, quello che ci ha portati sull’orlo della catastrofe. Una rincorsa al denaro che se non viene abbandonata, ci farà fare il saltino finale. E non sarà un a mirabolante acrobazia da freestyle, ma un tonfo epocale da cui potremmo non rialzarci più. 

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