Il Mattino e il revisionismo fascista

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È un Paolo Camillo Minotti in grande spolvero, quello che ci tira un pistolotto storico (storia tra le $ e le k? Certo!) sul mattino della domenica. La tesi è perlomeno azzardata: a sventare la vittoria del terzo Reich di Hitler, furono il dittatore fascista Francisco Franco e il maresciallo collaborazionista francese Philippe Pétain.

Ma si, facciamo strame di Stalingrado e della controffensiva sovietica, freghiamocene dello sbarco in Normandia, quisquilie, bazzeccole, pinzallacchere, come direbbe Totò. Minotti, ex esponente di spicco dell’UDC che attualmente sembra un po’ assopito, si dà al revisionismo storico, uno sport abbastanza diffuso da quelle parti. 

Allora, in primis diciamo a Minotti, storico hobbysta, che la storia non si fa con i “se” e con i “ma”, ma coi fatti. Anche perché ragionando così potremmo dire che se Hitler fosse inciampato in una cacca del suo cane e avesse picchiato la faccia nel bunker del wolfschanz, la Seconda guerra mondiale sarebbe finita lì. 

I veri storici ci dicono che è un esercizio divertente immaginarsi come sarebbe andata la storia se avesse preso altre vie, ma rimane in fondo un esercizio sterile, più simile a un gioco di ruolo.

Minotti, spavaldo e sicuro di se, si butta in una pletora di varianti, partendo dal presupposto, che la tregua con la Francia collaborazionista di Pétain, abbai salvato gli alleati dalla sconfitta totale, visto che i Tedeschi si sono poi buttati sui russi, col risultato che conosciamo. Mi rendo conto che questi sono pipponi che interessano a quelli come me, una stretta cerchia di appassionati di storia della Seconda guerra mondiale. Mi scuso sin d’ora con lettrici e lettori, ma qualcuno deve pur dire qualcosa. 

Non pago, il Minotti, tira in ballo anche quel boia di Francisco Franco, il dittatore fascista rimasto in carica fino alla morte, nel 1975. Uno che sul gobbo ha avuto i quasi 500’000 morti della guerra civile e che ha smesso di fucilare gli oppositori politici solo nel 1975, alla sua morte.

“… forse ci toccherebbe tutti ringraziare il Caudillo spagnolo per aver salvato le democrazie occidentali dal Terzo Reich millenario!”

Sinceramente, nemmeno se Franco mi avesse costruito la casa e pagato gli studi ai figli mi sentirei di riabilitarlo, non parliamo poi di farlo sulla scia di teorie del cappero tirate in piedi da Minotti e da quattro revisionisti squinternati. 

La teoria in breve è che siccome Francisco Franco è rimasto (astutamente) neutrale e non ha aiutato Hitler, ha permesso che gli alleati prevalessero sul lungo termine. Certo, e se mio padre aveva tre palle io ero un flipper.

Amore per la Storia a parte, certe fesserie non si possono sentire e insultano gli sforzi dei paesi che tanto hanno fatto per scrollarsi di dosso il giogo dei numerosi dittatorelli rimasti o mantenuti al loro posto anche grazie all’intervento USA. Scrivere cose come:

“…Franco, Canaris, Pétain. Un bel trio: pensate un po’ se andassimo a dire ai “compagnons de la Libération” gaullisti o ai partigiani comunisti italiani dell’ANPI che le democrazie occidentali sono state salvate dietro le quinte anche dall’azione discreta di questi tre personaggi, di questi campioni del conservatorismo con qualche venatura autoritaria!”


“Qualche venatura autoritaria”? È come dire che Hitler era un bonario signore austriaco coi baffetti a cui è scivolata un po’ la frizione. Insomma, revisionismi a parte, che sono un simpatico divertimento che lascia il tempo che trova, non è tollerabile sentirsi dire che si deve la vittoria degli alleati e dei sovietici alla lungimiranza e alla gentilezza di personaggi come Pétain e Franco.

Se il Mattino e i leghisti vogliono scrollarsi di dosso le accuse di fascismo, forse dovrebbero cominciare a fare un po’ di pulizia (magari non come il caro Franco) al loro interno. Troppa sporcizia si nasconde negli interstizi, soprattutto in casa degli amici UDC.

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