Imparare a dire di no

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Prima, un breve riassunto dei fatti. Jeff Bezos, fondatore di Amazon e super cattivo dei fumetti a tempo perso, ha voluto un nuovo yacht. Fin qui tutto normale, nulla di strano nel fatto che una persona possa permettersi una nave da 500 milioni di euro. 

Il bastimento, costruito in Olanda dai cantieri Oceanco di Rotterdam, misura quasi 130 metri di lunghezza e ha tre alberi, come un galeone della compagnia delle indie orientali. Il problema sta proprio nella misura degli alberi, troppo alti per permettere alla nave di uscire dal porto passando sotto lo storico ponte cittadino, affettuosamente conosciuto come “De Hef”. La soluzione? Smontarlo, far passare il transatlantico e ricostruirlo. 

Questa notizia, che trovo aberrante per diversi motivi, mi permette di indulgere nel mio hobby favorito: la polemica sterile. 

Il ponte De Hef è stato costruito nel 1877, ed è uno dei principali monumenti culturali della città. In precedenza il manufatto è stato essenziale per connettere via treno l’isola di Nooredereiland alla città di Rotterdam attraverso il fiume Maas. Il ponte è stato rimpiazzato da un tunnel nel 1993 , ma è rimasto un’attrazione turistica aperta al pubblico, proprio in virtù del suo valore storico e culturale. 

La notizia dello smantellamento della parte centrale del ponte è stata accolta con scetticismo. In primo luogo, dopo il restauro del 2014, gli ufficiali della città avevano promesso che il ponte non sarebbe mai più stato fatto a pezzi. Promessa mantenuta fino all’arrivo dei miliardi di Bezos. 

La mossa è stata giustificata nello stesso modo in cui in Occidente si giustifica praticamente ogni altro oltraggio al patrimonio storico, naturale e culturale: la costruzione dello Yacht porterà molti posti di lavoro. Perché altrimenti i cantieri navali del principale porto dell’Europa continentale sarebbero tutti andati in fallimento. 

Le reazioni sono state molte e diverse. Un politico ecologista locale di nome Stephan Leewis si è espresso dicendo che “smembrare un monumento nazionale per soddisfare l’ego di Jeff Bezos è troppo”. Inoltre, 14’000 olandesi (finora) hanno confermato la loro presenza su Facebook all’evento chiamato “Eieren gooien naar superjacht Jeff Bezos” (lanciare uova allo yacht di Jeff Bezos).

Sebbene la situazione non sia ancora sfociata nella violenza, penso che il tutto richieda un minimo di riflessione su cosa siamo effettivamente disposti a lasciar fare ai superricchi. Smantellare un monumento nazionale solo per far passare lo yacht di un’oligarca? Magari l’anno prossimo facciamo anche demolire il Colosseo così Bezos può far atterrare la sua navicella spaziale direttamente a Roma. 

Nonostante l’ironia con cui sia io che i cittadini di Rotterdam stiamo prendendo la questione, gli sviluppi sono allarmanti. Si sa che ricchi e poveri vivono in due sistemi legali diversi, ma bisogna comunque porre un limite. Il patrimonio storico e culturale di una delle principali città europee non può essere messo a repentaglio per il divertimento di un paperone, ancor meno se vige un’esplicita promessa di non agire in tal senso.

Trovo sinceramente spaventoso che, con il giusto ammontare di denaro, si possa ottenere tanto. Non solo per una questione artistica, ma anche per una questione di rispetto al popolo di una città. Nessuno dei 600’000 abitanti di Rotterdam, i cui avi pagarono il ponte con le loro tasse, ha avuto voce in capitolo. Nessuno si è fermato a pensare se la città volesse vedere un suo monumento fatto a pezzi, con annessa inevitabile perdita di valore artistico.

Sarà come sarà, ma per come la vedo io ci stiamo avvicinando pericolosamente al livello “cacciare i poveri per sport” come accadeva nelle società feudali di secoli addietro. 

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