In carcere per matrimonio

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L’esercito e il romanticismo sono antitetici. Come l’acqua e l’olio, come cani e gatti, insomma ci siamo capiti. Eppure ogni esercito è composto da persone che possono provare pulsioni l’una nei confronti dell’altra.

È il caso un po’ triste, successo qualche mese fa in Nigeria, dove la soldatessa Sofiyat Akinlabi è diventata suo malgrado protagonista di un video che è diventato virale in breve tempo. Nell’era di Tik tok e instagram, la diffusione di un filmato che ha successo di visualizzazioni può essere una fortuna memorabile o un’altrettanto memorabile rovina.

Nel filmato, Sofiyat mostra l’anello, e bacia teneramente il giovane fidanzato. (guarda il video qui sotto)

L’errore dei due è di avere fatto il tutto in uniforme, durante il servizio. Se l’esercito non è la culla dell’amore, non è nemmeno un covo di mostri. In una società meno militarizzata probabilmente non sarebbe successo nulla. Non così in Nigeria, un paese di 200 milioni di abitanti, con un tasso di criminalità alle stelle e situazioni conflittuali continue, soprattutto in seguito alla guerriglia di boko haram nel nord del paese.

Per il generale Clement Nwachukwu: “La sua condotta è stata pregiudizievole per il buon ordine e la disciplina militare. Il compito degli addestratori era quello di addestrare i membri del corpo dei giovani e non di indulgere in relazioni amorose con nessuno di loro”.

Eppure innamorarsi di un istruttore sembra proprio possibile, al punto da chiederle di sposarsi.

Come possa mettere in pericolo l’istituzione bellica un atto del genere rimane per noi tutti un mistero. Ma l’esercito non la pensa così, Sofiyat e gli altri militari che applaudono nel video secondo gli alti ufficiali , violano grossolanamente i regolamenti.

Regolamenti che hanno del demenziale, visto che Sofiyat è stata arrestata e messa in detenzione. Anche perché in Nigeria, una donna soldato o poliziotto non può sposarsi nei tre anni successivi all’incorporazione, regola che vale solo per il personale femminile. il gruppo legale WELA, che difende i diritti delle donne, ha ribadito che Sofiyat non ha violato le regole, perché ha solo ricevuto una proposta e che la sua detenzione è illegale e incostituzionale. I legali di WELA hanno anche fornito foto di soldati maschi che hanno esibito una pubblica dimostrazione di affetto nei confronti della loro coniuge, ma non sono stati penalizzati, aggiungendo che la minaccia di sanzionare il soldato Sofiyat è discriminatoria.

L’opinione pubblica nigeriana, nonostante tutto è insorta, anche tramite una petizione rivolta al capo di stato maggiore dell’esercito, Farouk Yahaya, petizione che ne chiede il rilascio e il diritto, che non può essere negato dai militari, di potersi sposare.

Attualmente, nelle forze di polizia, le donne arruolate non solo devono aspettare tre anni, ma sottoporre al proprio commissario domanda per il matrimonio. Lo stesso commissario non deve solo approvare la richiesta ma anche decidere se il marito è appropriato. WELA, in una lettera al capo dello stato scrive: 

“…Qualsiasi legge o regolamento che fa, o tenta di fare del Commissario di Polizia, un Guardiano plenario o un Angelo Custode che approvi i corteggiatori delle donne poliziotto non solo è illegale, ma è ripugnante per il diritto della donna come essere umano di fare la propria scelta del partner senza l’intervento della macchina statale.”

Se crediamo di avere fatto enormi passi avanti nella parità, a volte dobbiamo ricrederci. E se anche queste cose non riguardano il nostro paese, è dovere nostro come persone di combattere giornalmente per i diritti di tutti, indifferentemente da genere, religione o etnia.

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