La matta e la dittatura del gazpacho

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Marjorye Taylor Greene, deputata al Congresso americano, seguace della teoria del complotto di Qanon e fedelissima di Trump non è la matita più appuntita della scatola. E lo ha dimostrato ancora una volta.

La Greene era diventata “famosa”, proprio per essere stata eletta nonostante le sue follie complottiste, a riprova che le legioni di pistola trumpiani hanno sufficiente potere per portare il delirio puro nel Congresso USA. (leggi qui sotto)

Spesso purtroppo, questi spostati destroidi hanno la capacità cerebrale di un tacchino selvatico, animale tanto caro alla tradizione statunitense e vittima sacrificale nel giorno del ringraziamento.

Qui però, a sacrificarsi è solo l’intelligenza, o quel minimo di cultura generale, il che ti fa fare figure da babbuino. 

La Greene, una decina di giorni fa è diventata trend topic con l’hastag #gazpacho, confondendo la polizia politica nazista, la gestapo, con la zuppa fredda andalusa a base di pomodoro, il gazpacho. Fa ridere? Certo, ma pensare che una cretina del genere sieda nel Congresso del più potente paese del mondo, infonde uno scoramento nei petti di coloro che ancora reputano l’intelligenza un requisito minimo per accedere a certi posti di potere. La frase esatta della laureata all’università della vita è la seguente (rivolta a Nancy Pelosi, speaker del congresso): 

“A Washington non solo abbiamo instaurato un carcere che è un Gulag, ma ora abbiamo la polizia gazpacho di Nancy Pelosi per spiare i membri del Congresso, spiare il nostro lavoro, quello dei nostri staff, spiare i cittadini americani”.

Ha del miracoloso che la Greene non abbia confuso anche il gulag con il goulash ungherese, lo spezzatino con peperoni famoso in tutto il mondo.

Più che spiarli, comunque, certi membri del Congresso bisognerebbe metterli sotto tutela legale. Anche perché non si capisce bene (cosa peraltro che è un’abitudine tra i seguaci dell’ex presidente) dove abbia preso la storia delle spie di Pelosi e quali siano le sua fonti. Ma l’abitudine ci ha insegnato che per questa gente la veridicità delle notizie è un fattore secondario.

La Greene era anche recentemente scivolata, probabilmente su una macchia di gazpacho, in merito al paragone tra l’obbligo della mascherine e la persecuzione degli ebrei. Cosa per cui si era scusata, ammettendo ancora una volta la sua ignoranza, visto che non aveva bene in chiaro, cosa impensabile per un europeo, cosa fosse esattamente l’Olocausto. E sì che i nonni di questa campionessa della patria, probabilmente hanno combattuto in Europa proprio per abbatterlo il nazismo.

La deputata trumpiana è oltretutto famosa per appartenere all’ala più estremista dei repubblicani e in rotta con l’ala più moderata che in passato, spesso e volentieri, aveva insultato sui social.

Rimane profondamente deprimente comunque, vedere personaggi così, che normalmente sarebbero lo zimbello della classe, assurgere a posti di potere, dove possono fare danni inenarrabili (lo dimostra lo stesso Trump) e far arretrare la democrazia, che invece di evolvere, sembra peggiorare sempre più, con personaggi impresentabili, cattivi, razzisti e, nella migliore delle ipotesi, ignoranti come buoi di marmo.

Il gazpacho che sostituisce la gestapo, potrà pertanto anche far ridere, ma a spaventare è il vuoto abissale di cultura e sapienza che c’è dietro a gaffes del genere. Non è che da noi vada meglio. Seppur meno tragico politicamente, ricordiamo le uscite inopportune del ministro italiano degli esteri Luigi Di Maio, che credeva Pinochet un dittatore venezuelano e che aveva chiamato il segretario del partito cinese semplicemente “Ping” o aveva parlato di tradizione “millenaria” francese, in seguito alle proteste dei gilet gialli.

Insomma, tutto il mondo è paese, sia che mangi rösti, pizza o…gazpacho.

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