Libertà di stampa: non si vive solo d’aria

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Siamo realisti: il pacchetto di misure a favore dei media ha poche speranze di passare la votazione. I due anni trascorsi in trincea fra pandemia e disinformazione hanno lasciato il segno. Nonostante ciò è importante però ribadire un concetto: i media svizzeri non si alimentano di pacche sulle spalle. 

Il Covid ci ha distratto molto. Non solo come cittadini, ma anche come persone che lavorano nel settore dell’informazione. Abbiamo usato fiumi di inchiostro sulle pagine dei nostri giornali e abbiamo consumato le nostre voci alla radio o in televisione per cercare di raccontare – in diretta – ciò che stava succedendo. 

Abbiamo parlato con i malati del virus, con gli specialisti, con le varie categorie professionali che stavano annaspando per gli effetti economici del lockdown, con chi al Covid non ci credeva ecc…

Ci siamo tuffati in un qualcosa che non conoscevamo e abbiamo dato voce a tutti, ma alla fine ci siamo dimenticati di noi stessi: giornalisti, video reporter, video maker, assistenti di studio, ecc… che, mentre eravamo intenti a fare il nostro lavoro, perdevamo man mano i nostri fondi.

Le aziende erano (e sono) in crisi e non investono più nella pubblicità e pure molti lettori si sono trovati con l’acqua alla gola e così hanno dovuto scegliere cosa tagliare dai propri budget familiare. E spesso questa scelta è ricaduta sugli abbonamenti.

Anche noi, come Gas, abbiamo sentito il colpo. Ma ce ne siamo un po’ fregati all’inizio. 

Ora, non staremo qui a riproporvi i soliti (giusti) discorsi sui “cani da guardia della democrazia” o dell’importanza della pluralità dell’informazione. Che ripetiamo, anche senza le parentesi, sono concetti più che giusti e veri, ma sono spesso pregni di retorica e vediamo prendere poco nella popolazione. 

No, noi vogliamo essere più pratici: un sostegno economico ci verrebbe in aiuto per evitare certe derive che sono già in atto da tempo. 

E queste derive sono gli editori svizzeri, che per molto tempo hanno eguagliato diritto e libertà di informazione alla fruibilità della notizia. 

La fruibilità della notizia ha portato alla quasi scomparsa del giornalismo di inchiesta, a cui serve tempo e mezzi per essere portate avanti. 

La scomparsa del giornalismo di inchiesta e l’assottigliamento delle risorse ha portato all’uso sconsiderato delle agenzie di stampa, Ats e Ansa in primis. 

Questo ha permesso il non controllo delle notizie e l’impossibilità di controllare tutte le fake news che ogni giorno, vengono create a centinaia. 

Questo ha permesso che i grandi gruppi editoriali si potessero mangiare i pesci piccoli, risucchiati da un mercato sempre più competitivo e poco avvezzo alle realtà regionali.

Noi giornalisti non viviamo d’aria. Non viviamo di pacche sulle spalle. Non c’è solo la “vocazione” o la passione per il proprio mestiere. Perché il giornalismo è un mestiere, come tutti, e se riceviamo un compenso monetario questo non pregiudica la nostra imparzialità. 

Anche quando questo arriva dallo Stato, che trova i propri fondi dalle tasche dei cittadini.

E i cittadini chi sono? Sono anche i nostri lettori e unici padroni.

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