L’unico vero Papa

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Bello eh? Da una strana sensazione. Sembra di essere tornati ai tempi di Avignone a metà del 1300, dove il cristianesimo dovette confrontarsi tra due pontefici. Una lotta senza esclusione di colpi. 

Anche oggi abbiamo due papi. L’emerito Joseph Ratzinger e il gesuita-francescano Jorge Bergoglio. E la similitudine storica finisce qui. L’altro giorno Papa Francesco, invitato nel salotto di Fabio Fazio, il più famoso talk-show italiano, ha dato ai suoi fedeli una lezione di vita, o uno scandalo, scegliete voi.

Le certezze sono alcune: 1)Fabio Fazio è l’Oprah Winfrey di casa nostra. Essere invitati da Fazio è come avere l’imprinting di Dio, perlomeno nel mondo dello spettacolo. Da lui sono passati attori, registi, musicisti, politici, giornalisti di primo piano. Insomma, non le scartine, ma gente del calibro di Barack Obama, Pelé, Sharon Stone, Woody Allen…non è peregrino immaginare che se Gesù fosse ancora in circolazione, un pensierino ce lo farebbe.

2) Se vai da Fazio è davvero come se il Signore avesse unto il tuo umile crapino. Sedersi nella poltroncina di fronte al suo acquario vuole automaticamente dire: “eh gente, sono uno famoso. Tanto famoso…”

3) Papa Bergoglio non ha bisogno di Fazio per sapere di essere famoso. 2,5 miliardi di cristiani sono lì a certificarlo e il resto del mondo ne ha probabilmente sentito parlare.

Perché allora il Papa ha fatto una cosa così discussa presentandosi in televisione e rompendo le ultime certezze di una destra ortodossa? Una destra cattolica che non vede l’ora che il Signore lo chiami a sé al più presto possibile?

Perché è il Papa porca paletta. E fa quello che ho sempre sognato dovesse fare un Papa. Perché ha 85 anni e sa che se anche dovesse essere in manica a Dio, non gli resta molto tempo. Non gli resta tempo per indignarsi con dolcezza, per scacciare i mercanti dal tempio, per additare i sepolcri imbiancati. Non gli resta tempo per quelle riforme della chiesa che vorrebbe disperatamente ma che vengono osteggiate da quella frangia di baciapile ultraortodossi che purtroppo fanno anch’essi parte della grande famiglia di Cristo.

Perché i cristiani, sette e correnti a parte, sono in fondo l’umanità, anche perché ne compongono più di un quarto. E Papa Bergoglio, in questi anni non ha potuto probabilmente fare tutto quello che voleva ma ha fatto incommensurabilmente tanto, perseguendo i pedofili e i corrotti, parlando di apertura a donne e a omosessuali, dicendo che il clericalismo è marciume, che la politica occidentale nei confronti dei migranti è un crimine e i campi di raccolta dei lager. Ha detto cose che molti avrebbero voluto sentir dire dai loro rappresentanti politici, gente che persegue, da laica, le stesse idee di Bergoglio e che a noi per assurdo sembrano così rivoluzionarie per la chiesa cattolica.

Papa Francesco, che non smette di stupire, ha fatto innamorare la sinistra, quella degli anticlericali per diffidenza e tradizione ma che hanno una grande voglia di spiritualità. Perché essere atei non è facile. Quando sei nella cacca, non c’è Dio che ti tende la manina, devi fare tutto da solo. E Papa Bergoglio ti frega, ti sbalestra, ti gira intorno e quando sei tranquillo e rilassato e meno te lo aspetti, ti tira un coppino sulla nuca.


Alla destra non piace? Beh è ovvio: carità, gentilezza, umiltà, passione, sono sentimenti pericolosi, sono le basi del cristianesimo e dell’islam veri, quelli scritti nei libri, che sono poi scritti da uomini che forse erano stanchi di violenza e rabbia.

Il Papa venuto dal fondo del mondo, che è l’antitesi del vecchio Ratzinger, tanto amato a destra quanto sterile e chiuso al suo confronto, ha però poco tempo. Lui confida in Dio, e lo invidio tanto per questo. Noi laici, che vorremmo amare il mondo, siamo più sfiduciati e sappiamo che la sua era volgerà presto a termine e che al suo posto, con buona probabilità, verrà un uomo che cercherà di mettere delle pezze alle idee rivoluzionarie del suo predecessore. 

Eco perché Fazio è necessario e perché il Papa, come ha detto qualcuno con stizza ma dicendo una cosa vera, dovrebbe andare anche a Sanremo. Dovrebbe scendere tra la gente e gridare quel messaggio che, rotolato nella polvere dei secoli, si è ridotto come uno straccetto lurido. 

Per questo grazie Jorge, ti chiamo per nome come avrei chiamato il tuo compatriota Ernesto: resta duro senza perdere la tenerezza e insegnaci a sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo.

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