Ma cosa ci costa essere umani?

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Un ragazzo disabile, una storia triste alle spalle. Di quelle che dovrebbero un po’ farci abbassare gli occhi. Almeno a noi fortunati, che abbiamo famiglia, affetti, calore.

Questa storia parte a monte, quando nei giorni scorsi, un senzatetto in sedia a rotelle viene segnalato nel bellinzonese. I city Angels di Lugano se ne prendono carico, aiutandolo a trovare una sistemazione. Bellinzona infatti non è ancora in grado di dare un tetto a chi non ce l’ha, anche se il progetto di Casa Marta, un ricovero per chi è temporaneamente senza dimora, sta procedendo anche grazie ai finanziamenti del Comune.

Il 28enne, di origine straniera, è suo malgrado ritornato alla ribalta del nostro piccolo e polemico cantone, grazie a un post sui social, indelicato come al solito, di Tuto Rossi, discusso rappresentante UDC in Consiglio comunale a Bellinzona. (leggi qui sotto)

Rossi, criticava quello che secondo lui era un “finto disabile”, visto che nonostante chiedesse l’elemosina, lo aveva visto in piedi. A bacchettare irosamente sulle dita Rossi, era intervenuta una ragazza, anche lei disabile, spiegandogli quello che a molti appare ovvio: esistono diversi gradi di disabilità e non tutti sono tetraplegici. È comunque TIO, in un suo articolo, a spiegarci meglio la storia di Claudio (così si chiama il giovane) e a spiegarci in cosa consistono i suoi problemi:

“Il giovane infatti ha una leggera disabilità motoria che gli impedisce di stare in piedi a lungo, è claudicante, ma di fatto deambula autonomamente seppure con difficoltà. Proprio questa disabilità, ci racconta lui stesso in un italiano stentato, ha segnato la sua vita già in tenera età. Figlio di una famiglia molto povera e con 8 fratelli, all’età di 8 anni è finito in quella che lui chiama una «casa per bambini». Lì è rimasto fino ai 18 anni. Abbandonato a sé stesso ha iniziato a girovagare «in cerca di fortuna». La carrozzina in effetti è stata per lui una sorta di strumento di lavoro, ciò che gli ha permesso di sopravvivere. È stato diversi anni in Germania, poi in Italia. Quindi ha tentato di ritornare a casa. Ma il suo rientro è stato sfortunato. «Ho capito che non c’era nulla per me», spiega. Ed eccolo ora in Ticino.”

Oggi Claudio è temporaneamente ospite di Emmaus. Non ci è dato sapere quale sarà il suo futuro. Noi vediamo il suo piumino verde, il suo sorriso un po’ sdentato, il sorriso dei poveri che non hanno i soldi per il dentista. Vediamo i suoi capelli arruffati e la barba incolta. Vediamo il suo sguardo.

Noi, che siamo all’antitesi di quelli come Tuto Rossi, forse siamo troppo accoglienti, troppo buonisti. Vediamo il bello dove magari anche non esiste, i fiori dove altri vedono solo il deserto. Vediamo l’opportunità di essere migliori, quando ci confrontiamo con chi ha meno fortuna di noi. E a volte rimaniamo fregati, certo, perché non tutti sono onesti. Ma se una persona dorme all’addiaccio e ha una sedia a rotelle perché ha problemi deambulatori da bambino, ecco, ch se ne frega se mi sta anche un po’ fregando. Io ho tutto, lui nulla. 

Tuto Rossi ha i soldi, uno studio di avvocato, fa politica in comune e si permette di giudicare gli altri, quelli che ritiene “parassiti”. Claudio dorme al freddo, e pensa magari che vorrebbe un abbraccio, una donna, una famiglia. Pensa che se chiede l’elemosina in fondo non fa poi male a nessuno. 

L’avvocato invece si altera, non vuole i mendicanti nella sua bella città ricca e benestante, non vuole “i falsi invalidi”, i neri, i Rom. E un po’ lo capisco anche eh? A chi non piacciono l’ordine e la pulizia.

Eppure, io che ho tre figli, cinque gatti e so che tenere la casa pulita è un’impresa, a volte amo la tazza lasciata sul tavolo o i peli sulla poltrona, perché sono quelli che rendono viva una casa. Perché rappresentano la mia vita. So che la miseria va capita e accolta, so che dobbiamo creare strutture, formare persone che rendano accoglienti le nostre città anche a chi sta male. Ecco perché non criticherò mai chi sta peggio di me, anche si mi frega, anche se ruba, anche se fa cose che magari non apprezzo. Ne ha in fondo il diritto, perché la vita, ai box di partenza, non ha dato a tutti le stesse opportunità.

E io avrò sempre una casa calda, una famiglia e un lavoro dai quali tornare, l’altro magari no. L’altro è solo una foglia al vento, un piumino verde in una notte d’inverno nell’androne di un negozio. Una malattia che viene da lontano e che ti fa girare il mondo su due ruote. 

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