Molestie all’Unitas? Perché il silenzio?

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È notizia recente, un fulmine a ciel sereno a dire la verità, la denuncia di alcune donne che in seno all’Unitas, l’associazione cappello che riunisce ciechi e ipovedenti, hanno palesato molestie verbali e fisiche che sarebbero sfociate anche in palpeggiamenti e tentativi di baci.

Lo riporta TIO in un articolo di oggi 18 febbraio. I fatti riguarderebbero un uomo e i suoi comportamenti, che sono stati denunciati al DSS, che poi ha provveduto ad informare la procura. Secondo TIO, in queste settimane la polizia starebbe cercando di accertare i fatti ascoltando le testimonianze. Leggiamo dall’articolo:

“L’uomo, in questa sorta di “Me Too” che tocca infine la disabilità, avrebbe molestato sia verbalmente sia fisicamente alcune donne negli spazi di Unitas. Non si tratterebbe solo, si fa per dire, di apprezzamenti e battute da caserma. Si parla soprattutto di mani che indugiano sui corpi femminili, ma anche di una donna spinta contro una parete nel tentativo di strapparle con la forza un bacio. Comportamenti che hanno provocato imbarazzo e sofferenza alle persone importunate. Acuiti dal fatto che sono avvenuti in un contesto di cecità. “

L’individuo comunque non starebbe più frequentando gli spazi dell’associazione. A lasciare allibiti però, è la reazione stizzita della direzione di UNITAS, nella persona del presidente Mario Vicari:

“Sono stati presi dei provvedimenti e per Unitas la vicenda è chiusa da due anni – sottolinea il presidente Mario Vicari -. Non abbiamo mai segnalato nulla alla Polizia. Se qualcuno l’ha fatto è qualcosa di assolutamente arbitrario. Voler riaprire questa vicenda è diffamazione”. 

Diffamazione? Arbitrarietà? Cioè, Vicari ci viene a dire non solo che la cosa non era stata segnalata, ma addirittura che minaccia non si sa bene chi, di diffamazione? Diffamazione per cosa? Per aver detto una verità che a quanto sembra era stata insabbiata?

Fa specie che proprio quando ci si aspetterebbero da una dirigenza, collaborazione e trasparenza, ci si trovi invece di fronte a un muro di ostinato silenzio quando non di velata minaccia.

Quello che ci si domanda, piuttosto, è dove fosse Vicari due anni fa quando succedevano questi fatti. Senza voler sindacare sull’operato del presidente e del comitato direttivo dell’Unitas, è lecito chiedersi come ci si confronta, viste le accuse, con lo statuto dell’associazione, che prevede dei protocolli per mobbing e molestie sessuali sul posto di lavoro. Al punto 5.1 del documento consultabile liberamente si cita:

“L’Unitas non tollera né l mobbing né le molestie sessuali sul posto di lavoro. L’associazione adotta tutti i provvedimenti necessari per proteggere i propri dipendenti, i soci, gli utenti, i volontari e tutti coloro che collaborano con la Unitas e, qualora si verifichino simili casi, per decidere congiuntamente alle persone coinvolte i passi successivi da adottare. Le persone coinvolte che chiedono consiglio o denunciano un atto di mobbing o molestia sessuale non devono trarne alcuna conseguenza negativa…”

Il regolamento è chiarissimo e non lascia spazio a dubbi nel punto successivo:

“…Nell’ambito della propria sfera di competenza i superiori sono tenuti ad assicurare un clima lavorativo libero da mobbing o molestie sessuali. Qualora vi siano indizi che indicano la presenza di uno dei due abusi sono tenuti ad intervenire con la massima tempestività. 

I superiori non devono in alcun caso sottovalutare le segnalazioni di mobbing e molestie sessuali. Devono assicurare il loro sostegno alle persone coinvolte e adottare provvedimenti utili in collaborazione con le stesse e la loro persona di fiducia.”

Ecco perché lascia ancora più perplessi e irritati la reazione decisamente scomposta di Vicari. Saranno comunque le autorità inquirenti a fare chiarezza sulla questione e a farci sapere se il regolamento contro il mobbing e le molestie era soltanto uno specchietto per le allodole e se qualcuno, ci si scusi la battuta, ha preferito avere le fette di salame sugli occhi.

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