Non è una guerra di pezzenti

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La guerra arriva in Europa e l’ansia sale, sembra che gli ottomani siano di nuovo arrivati alle porte di Vienna. Come non ricordare però il conflitto nella ex Jugoslavia? Qual è la differenza tra i due conflitti?

Due conflitti nell’Europa del dopoguerra, perché sia i Balcani che l’Ucraina appartengono all’Europa. Eppure non c’era tutta quest’ansia in una guerra che, ricordiamolo, ha fatto più di 100’000 morti e che si teneva sull’uscio di casa nostra. A separare il conflitto dall’Italia un braccio di mare, l’Adriatico, di poche centinaia di chilometri. E se anche potevamo solidarizzare e dispiacerci per i massacri e i genocidi, quella jugoslava non fu una guerra che agitò più di tanto l’Europa.

Certo ebbe Le sue conseguenze, centinaia di migliaia di profughi, soprattutto bosniaci, si riversarono in Europa, gente che ora appartiene a tutto diritto al nostro tessuto sociale. I famosi “ic”, hanno lavorato, messo radici, creato ricchezza. Ma quella, signori, era una guerra di pezzenti. Popoli slavi, dunque storicamente ritenuti europei di serie B, che si facevano a pezzi, piccole potenze regionali che cercavano di ridisegnare una Jugoslavia che il pugno di ferro di Tito e la Guerra fredda poi, avevano tenuto insieme.

In fondo, se gli jugoslavi si facevano a pezzi noi ci perdevamo poco. Il cinismo europeo e statunitense (ma anche russo), si vide spesso durante quella guerra. Il massacro di Srebrenica, al saldo di tutte le dietrologie, è lì a dimostrare quanto valessero i caschi blu dell’ONU.

Oggi è diverso. A giocare la partita è Vladimir Putin, per assurdo un uomo idolatrato sia dall’estrema destra sovranista, che scorge in lui l’autocrate forte e patriottico, sia dalla sinistra comunista, che vede nel revanscismo russo una specie di rivalsa di quella che una volta fu l’Unione Sovietica. 

Diciamolo chiaro, difendere Putin è assurdo. Lui viola crassamente i confini di uno Stato sovrano europeo. Punto. Anche però difendere la NATO, che finge di non c’entrare niente in queste faccende è ipocrita, lo avevo già scritto, per quel che vale, in un precedente articolo. (leggi qui sotto)

La logica direbbe che contrastare Putin, soprattutto militarmente, per gli ucraini è un suicidio. È però vero che purtroppo, se la logica direbbe di lasciargli il Dombass per evitare un’escalation e migliaia di morti, la ragion di Stato non permette agli ucraini di arrendersi senza combattere. Una guerra che purtroppo non ha storia, vista la disparità di mezzi in campo. Solo le forze navali, missilistiche e aeree, che sono quelle che decidono le guerre moderne, sono nel migliore dei casi, in un rapporto minimo di 10 a 1. La NATO, difficilmente interverrà finché Putin si limita all’Ucraina, certo è invece un intervento se il despota russo dovesse sconfinare nelle Repubbliche baltiche o in qualche altro Paese NATO e lo sono praticamente tutti quelli che confinano con l’Ucraina, dalla Lettonia alla Romania.

La logica, che non funziona tantissimo con Putin, ci dice che non c’è un interesse nell’invadere tutto il Paese o perlomeno costerebbe, in sanzioni, un rene alla Russia. Resta il fatto che come ben sappiamo, questa guerra rischia di costare cara a tutti: aumenti dei prezzi già portati alle stelle dall’epidemia e dalla siccità che attanaglia l’Europa e che, come abbiamo subito visto, tenderanno al rialzo. Salirà il franco, bene rifugio, scenderà l’euro, prezzi di carburanti e gas saliranno alle stelle e ci saranno nuovi aumenti dei prezzi dei semilavorati che si trascinano appresso un blocco dell’edilizia. Insomma non dei bei chiari di luna. 

E se ce ne siamo fregati degli slavi che si massacravano davanti a casa nostra, oggi tremiamo per altri slavi che si prendono allegramente a cannonate, non perché siamo cambiati, ma perché rischiamo di perderci un sacco di soldi in questa storia, che oltretutto stravolge prepotentemente degli equilibri, questi sì esasperati dalla NATO, che erano rimasti statici fin dopo il crollo del muro di Berlino e la disgregazione dell’URSS. 

Perché sono gli equilibri che contano, come quando due mastini si osservano per capire chi potrebbe prevalere, e il minimo segno di debolezza spinge all’attacco. Se l’Europa pensava di essersi lasciata alle spalle la mentalità belligerante che ha portato alla Prima e alla Seconda guerra mondiale, deve oggi fare i conti con la realtà, e farli (come con la pandemia) smettendola di pensare di essere invulnerabile. 

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