Non si mangia nel piatto di un Pitbull

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Parlare di Ucraina e Russia, con la marea di espertoni che ci sono in circolazione, è un rischio serio. Ci sono però delle logiche abbastanza stringenti a cui è difficile sfuggire. Una è che non si va a svegliare il can che dorme.

Alioscia, un mio amico in Facebook, mi ha fatto sorridere. Perché in 4 righe, a mio parere, ha colto la questione ucraina. Lo lascio parlare perché raramente e in così poche righe si riesce a riassumere una questione complessa come quella del Dombass, della Crimea e deI rapporti tra Russia e Occidente:

“Putin alza il tiro e UE abbassa le orecchie. Tutti condannano e lui se ne sbatte. Tutti fingono sanzioni che non possono mettere in atto. Un teatrino pericoloso e patetico. Mi chiedo inoltre come reagirebbero gli USA, difensori dei diritti e della libertahahaha, se l’Alaska o il Messico o meglio Cuba aderissero alla Federazione russa…La crisi cubana se la sono già dimenticata tutti? Se vai fuori dalla cuccia di un pitbull a mangiargli dalla ciotola cosa cristo speri di trovare? Coccole e manifestazioni di affetto?”

Bravo Alioscia, eh sì, perché non nascondiamoci dietro a un dito. Due sono le cose certe: la prima è che Putin è un farabutto di prima categoria, non a caso andava così d’accordo con quell’altro ceffo di Donald Trump. La seconda è che se fai aderire alla NATO, che è un’alleanza militare, un Paese confinante alla Russia e “vicino” a Mosca, il confine ucraino dista circa 850 chilometri da Mosca, stai ovviamente giocando col fuoco.

Dire che gli accordi tra NATO e Russia non specificavano che la NATO non potesse espandersi, sa di ipocrisia come poche altre cose.

Per fare un paragone, quello che stanno facendo tutti in questi giorni, ricordiamo la crisi dei missili a Cuba, che prevedeva installazioni di missili nucleari russi sull’isola caraibica. Piano sventato dagli statunitensi che erano pronti a una guerra con i sovietici pur di evitare di avere così vicino un impianto di armi nucleari nemiche.

E Washington D.C., distava 1800 chilometri dall’Havana (e mettiamoci in mezzo un paio di centinaia di chilometri di oceano).

A questo aggiungiamo che le due repubbliche del Dombass, sono governate, nella guerra che li oppone alla capitale Kiev, da separatisti filorussi. E a tutti gli effetti, le due repubbliche hanno una forte insofferenza verso il governo centrale filooccidentale e sono orientate maggiormente verso l’ingombrante vicino, lo certificano le centinaia di migliaia di persone della regione che hanno passaporto russo.

Insomma, senza essere analisti politici, è ovvio che per Putin, annettersi il Dombass è una questione fisiologica e di prestigio. Da lì a iniziare una guerra, il passo non è scontato, visto che non ha proprio tutta l’opinione pubblica interna a suo favore. Rimane però la certezza, come dice Alioscia, che non vai a mangiare dalla ciotola di un Pitbull, sperando che quello rimanga li a sonnecchiare tranquillo. Il rischio che il botolo ti morda è forte e alla fine, colpe o non colpe, ti rimane la mano ridotta come carne macinata.

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