Pierre Lemaitre e quel “serpente maiuscolo” scovato 40 anni fa

Pubblicità

Di

«Il serpente maiuscolo», un giallo scritto trenta e passa anni fa ma pubblicato solo ora: l’ha firmato Pierre Lemaitre. Uno che merita, eccome se merita.

È un po’ strana la genesi di questo libro. Scritto nel 1985, è stato abbandonato in un cassetto. Poi, in questi 37 anni, il suo autore ha scritto tanti altri romanzi, riuscendo ad assurgere al ruolo di locomotiva del noir transalpino: un punto di riferimento riconosciuto dai lettori ma anche dai suoi colleghi. Addirittura, l’anno scorso, Lemaitre  si è concesso il lusso di pubblicare un saggio assai intrigante sul genere tutto: «Il giallo secondo me», in Italia edito da Mondadori (anche questo tradotto da Elena Cappellini). Un creativo ma anche uno studioso. Tra l’altro premiato dal Goncurt nel 2013 con «Ci vedremo lassù». 

«Il serpente a sonagli» è ambientato nei primi Anni Ottanta, niente cellulari nè informatica ma indagini d’antan con appostamenti, inseguimenti, interrogatori alla Colombo. Quelli che adesso si chiamano «profili» allora erano intuizioni, ragionamenti deduttivi e ipotesi. La storia è quella di Mathilde, vedova e sola, un ex-bella ragazza ora appesantita («cicciona» le è stato detto). Una tranquilla borghese che vive sola con il suo dalmata in una villetta fuori Parigi e che … uccide come mangiasse patatine. Così, tra una cosa l’altra, con spietata indifferenza. Per lei la cosa importante è non lasciare tracce, le basta cambiare pistola, tipo di bersaglio: si va da una rampolla di buona famiglia che fa jogging ad un uomo d’affari, poi un pittore nel senso di imbianchino. Le vittime le vengono assegnate da un «ente superiore» rappresentate dal sempre e tano amato «Comandante». Lui, il suo maestro ai tempi della Resistenza, l’uomo che l’ha formata e addestrata quando nella guerra contro gli occupanti nazisti l’uso delle armi poteva anche avere un senso politico. La Mathilde di allora aveva stupito tutti per la sua abilità: ineguagliabile per freddezza e razionalità aveva una padronanza delle armi eccezionale, unendo efficienza ed efficacia in tutte le missioni omicide «non ha mai sprecato una pallottola, solo lavori puliti e senza sbavature». Era la pupilla del Comandate e nei successivi panni della serial killer, sempre insospettabile e lautamente retribuita, senza mai lasciarsi sfuggire attimi di défaillance. 

La Polizia, dopo aver annaspato alla grande, sembra quasi sulle sue tracce per merito di un poliziotto di origine russa dal nome impronunciabile. Lui percorre vie investigative tutte sue, lui ha «i serpenti in testa»: presagisce, sospetta, spia e va ad interrogare persone che apparentemente non sono collegate. Le si avvicina molto, pur nella persistente incredulità di fondo («non è possibile, questa cicciona una serial killer?» si chiede incredulo): troppo inverosimile, eppure i serpenti nella sua testa si agitano assai. E ce n’è uno minuscolo che non la smette di insinuarsi nelle pieghe più nascoste della mente. E qui il romanzo qui ha un’accelerazione sbalorditiva e la tastiera di Lemaitre sembra quasi la cinepresa di Tarantino. Mathilde entra nella fase del «vorrei ma non posso», sempre con glacialità commette i suoi primi errori. L’intensità con cui pensa al suo amato e mai corrisposto comandante fa passare in secondo ordine il resto. 

Dal punto di vista del lettore Mathilde, pagina dopo pagina, diventa personaggio memorabile. A volte compie azioni completamente assurde che paradossalmente l’aiutano, in altre occasioni vive dentro di sé la trasformazione dell’energia in fardello. Persino i suoi ragionamenti diventano balbuzienti, in piena sua consapevolezza. Lasciando al lettore la tensione a sapere come e quando arriverà il fatidico sabglio.

Lemaitre demolisce con stupefacente regolarità il cliché che di solito definisce il serial killer, portatore di abominevole perfezione. Mathilde sembra quasi la mamma o nonna di Teresa Battaglia, la celebre poliziotta di Ilaria Tuti. E sono pagine intense. Il cortocircuito mentale della protagonista produce sentimenti opposti ed è in questa contraddizione che si va ad esaurire il giallo, con perdita di tensione enigmistica controbilanciata da suspence introspettiva. Non è il «chi è stato» a fare testo ma il «come ci si arriva» a questo personaggio comunque destinato a restare nella testa del lettore. Bello e intenso, ha fatto bene Lemaitre a pubblicarlo. Perché la buona narrativa regge tranquillamente il tempo, in ambito giallistico poi ancora di più, tanto da sembrare scritto ieri. 

«Il serpente maiuscolo», 1985, di PIERRE LEMAITRE, tr. ELENA CAPPELLINI, ed. Mondadori, 2022, pag. 245, Euro 20,00.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!