Quella Russia che c’hai in testa

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Non tutto quel che luccica è oro. E non tutti i commenti in circolazione sui social riguardo all’Ucraina, sposando le ragioni che hanno portato Vladimir Putin a scatenare una guerra, sono farina del nostro sacco. A dirlo, in un’intervista alla NZZ am Sonntag, è la ministra della difesa Viola Amherd. Molte delle teorie che circolano sul web verrebbero pilotate. Costruite ad arte. Dietro ci sarebbe infatti lo zampino della stessa Russia che starebbe provando a intortarci ben bene. Per farci credere che, per quanto sta accadendo in questi giorni, c’è un motivo e che Putin ha ragione. Nel fare ciò che sta facendo.  

Cara Viola, ciò che affermi non è esattamente una novità. La Russia non è nuova a questo tipo di addebiti. È stata accusata in occasione dell’elezione di Donald Trump che, con il suo solito tempismo e l’intelligenza politica di un ippopotamo, pochi giorni fa aveva definito Putin un genio. Ma è successo anche nel corso delle ultime elezioni in Germania. Il governo federale tedesco, in più di un’occasione aveva chiesto a Mosca di fermare le azioni di pirateria informatica che avevano colpito diversi politici tedeschi. Le guerre si nutrono anche di propaganda. E non certo dall’altro ieri.

La manipolazione della verità è un gioco piuttosto diffuso. Dagli Stati occidentali alle dittature di lungo corso, non c’è nessuna vergogna nel romanzare la verità. Se agli occhi degli americani, Mosca è responsabile di numerosi attacchi informatici e dell’ingerenza nelle elezioni, per i russi gli Stati Uniti hanno fatto della propaganda un’industria. Così, che non tutti i commenti filorussi in circolazione sul web provengano da semplici cittadini, è possibile. Lo zampino del diavolo o della Russia di turno che gioca a influenzare l’opinione pubblica in Svizzera non stupisce affatto. 

E se la Amherd accendesse la tivù, si accorgerebbe che neppure lì le cose vanno diversamente. Coloro che accusano l’Occidente di avere umiliato la Russia dopo il crollo del comunismo, e perciò di averle provocato la frustrazione che ora le ha fatto invadere l’Ucraina, non mancano. Le analisi strategico-sociologiche si sprecano e, le tesi che si concludono dando tutta la colpa alla NATO, pure. Ma qui, al netto dei sofismi, ci troviamo di fronte a una guerra. All’aggressione intenzionale da parte dell’esercito russo che, seguendo gli ordini di Putin, è sconfinato in Ucraina.

Ci troviamo di fronte a morti e feriti. A civili inermi uccisi dal lancio di missili. Quindi smettiamola di fare come certi criminologi che danno la colpa alla società, a un’infanzia travagliata e non all’omicida di turno con le mani ancora sporche di sangue. L’aggressione dell’Ucraina è soprattutto il frutto delle personali paranoie di Putin. Del suo delirio di potere. E della follia della guerra. Tutto ciò che ci sta attorno è solo il latrare di cani che, spaventati, osservano impietriti ciò che accade, ma senza muovere un dito, probabilmente consci che la scintilla di questo conflitto potrebbe infiammare l’intero mondo. O forse nemmeno.

Perché il vero terrore e la rabbia non stanno soltanto nel vedere ciò che ormai accade quotidianamente in Ucraina. Paura e frustrazione sono alimentati anche dalle parole, dalle prese di posizione e dalle azioni portate avanti da chi, alla guerra, oppone la carta del riarmo. Purtroppo perfino Viola Amherd ne è convinta. Il conflitto porterà a una rimilitarizzazione dell’Europa. Anche della Germania. Con la NATO che, di sicuro, smetterà di essere un paziente in coma vigile. Così, all’inutilità di una guerra, ecco aggiungersi l’assurda convinzione che solo spendendo miliardi per riarmarsi se ne eviteranno di future. In Svizzera la geniale idea è quella di spendere 6 miliardi per 36 nuovi caccia da guerra. E, visti i venti che tirano, non dubitiamo nell’acquisto. La cui bontà, però, sta da un’altra parte.  

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