René, ucciso dall’indifferenza

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Parigi. La Ville Lumière. Rientrando da una cena a casa di amici, sulla strada che lo porta verso la sua abitazione, René accusa un malore. Si accascia sull’asfalto. Non riesce a rialzarsi. Poi il freddo e l’indifferenza faranno il resto. Lì, in Rue de Turbigo, tra Place de la Republique e Les Halles, nel cuore di Parigi, ci rimane per nove lunghe ore senza che nessuno lo aiuti. René Robert, fotografo svizzero noto per i suoi scatti di artisti di flamenco, muore stroncato da un’ipotermia. Muore, così, a 85 anni. 

Nessuno dei molti, moltissimi passanti, forse credendo che si trattasse di un barbone, si è fermato per sincerarsi dello stato di salute di René. Proprio come accade soltanto nelle storie più incredibili, per ironia della sorte, sarà un senzatetto che, ormai all’alba, si accorge di lui quando è ormai troppo tardi. Si rende conto che c’è qualcosa che non va. Malgrado l’arrivo dei soccorsi, René, morirà appena un’ora dopo in ospedale. 

Questa triste vicenda si è consumata nella notte fra il 18 e il 19 gennaio. Una tragedia che, com’era prevedibile, ha alimentato la polemica sui social. Da una parte chi si è detto incredulo e sconcertato di fronte all’indifferenza per quell’anziano steso sul marciapiede, dall’altra chi invece non si è stupito del fatto che non ci si curi più di coloro che, senza fissa dimora, sono costretti a dormire per strada. Che sia Parigi, Milano o Londra la società si è abituata. E per questo li ignora.

René Robert è stato assassinato dall’indifferenza – ha scritto il giornalista Michel Mompontet su Twitter, amico di René e il primo a rendere pubblica questa brutta storia – Quando un uomo è sdraiato sul marciapiede, anche se siamo di fretta, controlliamo le sue condizioni. Fermiamoci un attimo.” Come dargli torto. Eppure le cronache, sempre più spesso, ci raccontano di fatti simili a questo se non addirittura peggiori. 

È stato per esempio il caso di un anziano stroncato da un infarto sul tram. Ed è accaduto a Zurigo, non sulla luna. Nessuno si è accorto di nulla e l’uomo ormai defunto ha continuato a viaggiare su quel mezzo pubblico, circondato da decine e decine di persone che, per altre sei ore, non si sono accorte di nulla. Del resto le cronache, con una sempre maggiore regolarità, ci raccontano di cadaveri ritrovati dopo settimane solo perché il tanfo era tale che non sarebbe più stato possibile far finta di nulla.

Viviamo purtroppo in una società individualista, del consumo e dell’incertezza, da tempo attraversata da una crisi radicale del senso. Siamo in balia di modelli che ci hanno scippato della nostra umanità e come si è chiesto lo stesso Mompontet: “Prima di dare lezioni o accusare qualcuno, ho bisogno di confrontarmi con un piccolo quesito che mi mette a disagio: sono sicuro al cento per cento che mi sarei fermato se mi fossi trovato di fronte a un uomo a terra? Non ho mai voltato le spalle a un senzatetto sdraiato su una porta?”. Alzi la mano chi se la sente di rispondere di sì, senza nessuna esitazione.

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